Categorie: Teatro

In Scena: gli spettacoli e i festival della settimana, dal 24 febbraio all’1 marzo

di - 24 Febbraio 2026

In Scena è la rubrica dedicata agli spettacoli dal vivo in programmazione sui palchi di tutta Italia: ecco la nostra selezione della settimana, dal 24 febbraio all’1 marzo.

Teatro e danza

Roméo et Juliette con Les Ballets de Monte-Carlo

Per la stagione di Parma Danza, al Teatro Regio di Parma il 28 febbraio, Roméo et Juliette di Prokof’ev, nella versione coreografica di Jean-Christophe Maillot (il 25 febbraio al Teatro Giovanni da Udine).

La compagnia monegasca interpreta il celebre balletto ispirato alla tragedia di Shakespeare nella messinscena, presentata per la prima volta all’Opéra di Monte-Carlo nel 1996, con le scenografie di Ernest Pignon-Ernest, i costumi di Jérôme Kaplan e le luci di Dominique Drillot. Maillot adotta una prospettiva coreografica che evita di parafrasare il monumento letterario di Shakespeare, raccontando la disputa fra Capuleti e Montecchi fino al suo tragico epilogo, e sceglie di rivivere la tragedia dal punto di vista dell’animo tormentato di Frate Lorenzo, il quale, desiderando fare del bene, alla fine provoca invece la morte dei due amanti.

Roméo et Juliette coreografia di Jean-Christophe Maillot

L’avventuriero al Teatro Due di Parma

Il testo L’avventuriero, gioiosamente intrigante di Aphra Behn, autrice del Seicento, libera e audace, pioniera e regina della letteratura anglosassone, tratta i temi centrali della sua poetica, in particolare l’esplorazione della libertà femminile e del desiderio, in netta contrapposizione con le convenzioni dell’epoca, e la critica all’ipocrisia morale del tempo.

Ambientato nella Napoli spagnola di metà Seicento durante il carnevale, la tradizionale trama basata su seduzione, amore e matrimonio viene rielaborata in modo originalissimo, mettendo in discussione l’ideologia libertina e la morale sessuale. L’avventuriero è il vertice teatrale della produzione di Behn, sensibile scandagliatrice di una nuova consapevolezza del corpo e del ruolo culturale e sociale della Donna nell’Inghilterra post epoca puritana di Oliver Cromwell.

L’avventuriero

L’avventuriero”, di Aphra Behn, traduzione Luca Scarlini, regia Giacomo Giuntini, con Massimiliano Aceti, Valentina Banci, Cristina Cattellani, Luca Cicolella, Laura Cleri, Rosario D’Aniello, Davide Gagliardini, Viviana Giustino, Stefano Guerrieri, Irene Paloma, Jona Francesco Lanfranchi, Lucia Lavia, Nicola Lorusso, Diletta Masetti, Luca Nucera, Salvo Pappalardo, Giovanna Chiara Pasini, Massimiliano Sbarsi, costumi Andrea Sorrentino, luci Luca Bronzo. A Parma, Teatro Due, dal 28 febbraio all’8 marzo

Gioco psicologico tra vittima e carnefice

La Firma tratto da Non ti fidare di Claudio Fava che ne cura anche la regia e con in scena da Ninni Bruschetta e Federica De Benedittis, narra l’intenso confronto in un parlatorio tra un uomo e una donna legati da un passato distorto. Il dialogo scava in un segreto familiare violento che mette in crisi le loro identità, ribaltando continuamente i ruoli di vittima e carnefice in un gioco psicologico serrato che non ammette facili soluzioni morali.

Federica De Benedittis e Ninni Bruschetta ne La Firma di Claudio Fava

“La firma”, regia Claudio Fava, scene e costumi Vincenzo La Mendola, luci Andrea Chiavaro. Produzione Teatro della Città – Centro Di Produzione Teatrale, MARCHE TEATRO. Ad Ancona il 26 febbraio; a Siracusa 3 e 4 marzo, Teatro Massimo; Catania, Piccolo Teatro della Città, dal 5 al 7; Scaletta Zanclea (Me), Nuovo Teatro Scaletta, l’8.

La tribù di donne di Akram Khan

La recente creazione della compagnia Akram Khan Company Thikra: Night of Remembering (al LAC di Lugano, il 1° marzo) rende omaggio agli antenati attraverso la tradizione, attingendo alla forza ancestrale dei rituali; un’immersione nei miti e nelle cerimonie del paesaggio desertico di Wadi AlFann e dei suoi abitanti, dove memoria e spiritualità diventano strumenti per connettere passato, presente e futuro.

Immaginato come un raduno annuale, Thikra mette in scena una tribù di donne che, per una sola notte, si riunisce per risvegliare lo spirito di chi le ha precedute. Attraverso gesti rituali e memorie condivise, il tempo si sospende e si ricompone in un profondo atto di rinnovamento collettivo.

AKC, Thikra, ph Camilla Greenwell

Ironia e ferocia del Misantropo

«Ho il vizio straordinario d’essere più sincero di quanto è necessario». Basterebbe questa battuta di Alceste per comprendere l’urgenza contemporanea de Il misantropo di Molière. Nella nuova messinscena firmata da Andrée Ruth Shammah il grande classico francese si rivela per ciò che è sempre stato: un testo radicale, inquieto, modernissimo.

Shammah, insieme al lavoro di Luca Micheletti e Valerio Magrelli, privilegia un allestimento essenziale e minimalista, restituendo al testo una musicalità rigorosa e contemporanea, nell’equilibrio tra ironia e ferocia, con al centro la parola, vera protagonista della scena. Fausto Cabra dà corpo a un Alceste vestito di nero, isolato in un mondo dai colori pastello: una società elegante ma profondamente omologata.

Fausto Cabra ne Il Misantropo

“Il Misantropo”, di Molière, progetto e collaborazione alla traduzione di Andrée Ruth Shammah e Luca Micheletti, traduzione Valerio Magrelli, con Fausto Cabra e Marco Balbi, Bea Barret, Manuel Bonvino, Angelo Di Genio, Filippo Lai, Margerita Laterza, Francesco Maisetti, Edoardo Rivoira, Emilia Scarpati Fanetti, Andrea SoffiantiniCorrado D’Elia, scene Margherita Palli costumi Giovanna Buzzi, luci Fabrizio Ballini | musiche Michele Tadini. Produzione Teatro Franco Parenti – Fondazione Teatro della Toscana. A Saronno, Teatro Giuditta Pasta, il 25 febbraio; dal 27 febbraio al 1° marzo al Teatro Fraschini di Pavia; dal 3 12 marzo al Teatro Franco Parenti di Milano. In tournée.

Una Giselle oltre i confini di genere

Tredici i danzatori coinvolti in un dialogo continuo tra palco e schermo per far rivivere il mito romantico per antonomasia del balletto Gisellə firmato da Nyko Piscopo, coreografo dal vocabolario elegante e materico, con la Cornelia Dance Company (al Teatro Celebrazioni di Bologna, il 27). Nella reinterpretazione del coreografo napoletano, il tema dell’amore si eleva oltre i confini di genere, il pregiudizio e l’inganno, calandosi in un presente ancora segnato dallo stigma. In questa rilettura, la fisicità dei danzatori evoca un’atmosfera che trascende il linguaggio classico pur custodendone l’intera potenza emotiva.

Gisellə di Nyko Piscopo, ph. Serena Nicoletti

L’Alzheimer con Alice in Wandering

Partendo da un vissuto personale, Chiara Callegari e Simone Luglio di KNK TEATRO, portano sul palcoscenico il dramma della malattia di Alzheimer con Alice in Wandering (produzione ERT, al Teatro Arena del Sole di Bologna dal 24 febbraio all’8 marzo): una diversa lettura della realtà attraverso uno dei romanzi più affascinanti e immaginifici della letteratura, Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll.

Marta ha 64 anni e da qualche mese la sua casa è diventata un luogo magico. Le stanze cambiano posizione, il tempo scorre in modo anomalo, le persone attorno a lei ogni tanto impazziscono e dicono cose davvero assurde, lei stessa a volte è grande e altre volte è piccola. Come Alice, anche Marta un giorno è caduta in un pozzo che l’ha inghiottita, provocandole disorientamento totale.

Alice in Wandering, Ph. Meliti Sara

Lo scrittore automatico

Il regista Andrea Carabelli, anche interprete insieme a Diego Becce e Martin Dushku, porta in scena Lo scrittore automatico, un adattamento teatrale dal racconto di Roald Dahl che immagina una macchina capace di scrivere racconti e romanzi portando a riflettere sul rapporto dell’uomo con le macchine e con l’intelligenza artificiale. Lo spettacolo (a Milano, Teatro degli Angeli, dal 24 al 26 febbraio, produzione Teatro degli Scarrozzanti) riprende i temi del racconto, estremamente attuali, come il valore della creatività, la facilità con cui si tende a delegare alle macchine e l’impatto dell’IA sulla cultura e sulla società.

Lo scrittore automatico

Thomas Hauert alla Democrazia del Corpo

Per La democrazia del corpo, progetto diffuso sulla città e sul territorio fiorentino, il coreografo Thomas Hauert torna a Cango, a Firenze, il 28 febbraio e 1 marzo in prima nazionale con Where is everybody?, opera per sei interpreti che unisce due formazioni: ZOO di Hauert e PlatformK, compagnia inclusiva per danzatori con disabilità. Where is everybody? volge lo sguardo a coloro che vengono spesso relegati ai margini della società e della vita culturale dominante. La creazione non integra le persone con disabilità nelle convenzioni di una cultura coreografica plasmata da e per artiste e artisti normodotati, ma ribalta la prospettiva sperimentandone le estetiche e i contenuti che ne emergono.

Where is everybody

I grandi dittatori

Sul palcoscenico svetta la scritta “Io non sbalio mai”: è il dittatore a esserne convinto. In un monologo tragicomico, assistiamo alla sua frenetica giornata, tra abluzioni, condanne ed esecuzioni. Il bravissimo Filippo Carrozzo, nello spettacolo intitolata I grandi dittatori di Bruno Stori e Letizia Quintavalla (A Brescia, Teatro Renato Borsoni, dal 24 al 26 febbraio) ci trascina in una riflessione appassionante e ironica sul significato di democrazia e sull’essere cittadini, protagonisti attivi della polis.

CTB, I grandi dittatori

Castellucci e Banushi aprono FOG

La nona edizione di FOG Performing Arts Festival alla Triennale Milano Teatro, prende il via con la prima assoluta di Credere alle Maschere di Romeo Castellucci (dal 27 febbraio al 1° marzo), e la prima nazionale di MAMI, del neo Leone d’Argento Mario Banushi (il 27 e 28 febbraio). La nuova creazione del regista albanese è un poema visivo intimo e universale sul legame madre–figlio, un tributo all’origine della vita e al peso specifico della parola “mamma” – tanto per chi la pronuncia quanto per chi la ascolta. In MAMI la scena si trasforma in un paesaggio della memoria inquietante e al tempo stesso familiare, con i performer, immersi nel silenzio.

Mami Rehearsal © Andreas Simopoulos for Onassis Stegi

Quegli innamorati così attuali

Roberto Valerio firma un nuovo adattamento de Gli Innamorati, uno dei capolavori di Carlo Goldoni, una storia d’amore universale, sfaccettata e attualissima, i cui protagonisti sono più vicini alla nostra contemporaneità di quanto si possa pensare. «Specchiatevi, o giovani, in questi Innamorati ch’io vi presento; ridete di loro, e non fate che si abbia a rider di voi». Così Carlo Goldoni introduce la sua commedia Gli innamorati al lettore, e in questa breve frase c’è davvero tutto il succo dell’opera.

Due giovani innamorati (Eugenia e Fulgenzio) ci mostrano come un amore dolce, limpido e senza inganni si possa trasformare senza alcun motivo in folle gelosia: da qui nascono una serie di ripicche, furibonde liti, alternate a dolci riappacificazioni e languidi desideri.

Gli Innamorati, ph. Filippo Venturi

“Gli innamorati”, di Carlo Goldoni, regia Roberto Valerio, con Claudio Casadio, Loredana Giordano, Valentina Carli e Leone Tarchiani, Maria Lauria, Lorenzo Carpinelli, Damiano Spitaleri, Alberto Gandolfo; scene e costumi Guido Fiorato, musiche originali Paolo Coletta. Coproduzione Centro di Produzione Accademia Perduta/Romagna Teatri, La Contrada Teatro Stabile di Trieste e La Pirandelliana. A Roma, Teatro Quirino, dal 24 febbraio al 1° marzo; L’Aquila, dal 3 al 5; poi Ferrara, Catania, Messina.

Il fuoco era la cura

È liberamente ispirata al celebre Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, Il fuoco era la cura, la distopica creazione del collettivo Sotterraneo (a Roma, Teatro India, dal 25 febbraio al 1° marzo). Il romanzo descrive un futuro in cui è vietato leggere, schermi costantemente accesi alienano il tempo libero delle persone e il tentativo di pensare causa malessere fisico. Ironicamente, il corpo dei pompieri non è più impiegato per spegnere gli incendi, bensì per bruciare i libri e se necessario i loro possessori.

«Il libro è uscito circa 70 anni fa, nel 1953, ma è ambientato nel futuro, cioè negli anni ‘20 del XXI secolo, vale a dire oggi_ affermano gli artisti di Sotterraneo. Tu però ti trovi nel XXI secolo e stai leggendo questo testo, quindi Bradbury si è sbagliato? Dipende come intendiamo la distopia».

ILFUOCOERALACURA, ph. Masiar Pasquali

456, storia comica e violenta di una famiglia

Testo cult scritto e diretto da Mattia Torre, 456 è la storia comica e violenta di una famiglia che, isolata e chiusa, vive in mezzo a una valle oltre la quale sente l’ignoto. Padre, madre e figlio sono ignoranti, diffidenti, nervosi. Si lanciano accuse, rabboccano un sugo di pomodoro lasciato dalla nonna morta anni prima, litigano, pregano, si odiano. Ognuno dei tre rappresenta per gli altri quanto di più detestabile ci sia al mondo. E tuttavia occorre una tregua, perché sta arrivando un ospite atteso da tempo, che può e deve cambiare il loro futuro. Tutto è pronto, tutto è perfetto. Ma la tregua non durerà.

456, Ph. Alessandro Cecchi

“4 5 6”, scritto e diretto da Mattia Torre, con Massimo De Lorenzo, Carlo De Ruggieri, Cristina Pellegrino, e con Giordano Agrusta, scene Francesco Ghisu, costumi Mimma Montorselli. Produzione Marche Teatro / Nutrimenti Terrestri / Walsh. A Roma, Teatro Vascello, dal 24 febbraio al 1° marzo.

La morte e la fanciulla

Elena Bucci e Marco Sgrosso, in scena con Gaetano Colella, firmano il celebre testo di Ariel Dorfman La morte e la fanciulla, con la traduzione di Alessandra Serra (a Brescia, Teatro Mina Mezzadri, dal 24 febbraio all’8 marzo). Una drammatica riflessione su trauma, giustizia, vendetta e perdono. «L’azione si svolge ai giorni nostri, probabilmente in Cile, ma potrebbe trattarsi di un qualsiasi altro Paese che ha appena ottenuto la democrazia dopo un lungo periodo di dittatura», scrive Dorfman.

Rileggendo oggi questo testo, lo sguardo si allarga al mondo intero, mentre si moltiplicano governi autoritari che faticano a dialogare tra loro e si sfalda la memoria anche dei più recenti crimini contro l’umanità. La casa isolata e sospesa tra mare e cielo dove si svolge la vicenda, sembra molto vicina.

La morte e la fanciulla, Ph. Gianni Zampaglione

Mariangela Gualtieri tra poesia e musica elettronica

Versi presi dall’omonimo libro einaudiano e dalle prime scritture per il teatro, Mariangela Gualtieri, in scena con Ruvido umano (a Pesaro, Teatro Sperimentale, il 27 febbraio, per TeatrOltre) si avventura nell’intreccio fra versi e musica elettronica, in un accurato lavoro con Lemmo e il suo universo sonoro e la regia di Cesare Ronconi: un largo noi che tiene insieme i vivi, tutti, «Quelli che hanno occhi, quelli che hanno ali, quelli con le radici e con le foglie, quelli dentro i mari». Lo spettacolo è parte di un progetto di Teatro Valdoca più ampio denominato Una poeta in città.

Mariangela Gualtieri, Ph Melina Mulas

Una comunità di angeli in biblioteca

Le parole di Rilke e le immagini di Wenders risuonano nello spettacolo Angeli in biblioteca di Claudio Collovà (al Teatro Biondo di Palermo, dal 26 febbraio al 1° marzo), con le allieve e gli allievi della Scuola di recitazione e professioni della scena. Collovà si è ispirato al romanzo I quaderni di Malte Laurids Brigge di Rainer Maria Rilke e al film Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, in particolare all’immagine degli angeli riuniti in una biblioteca, che ricorda quella londinese di Holland House bombardata nel 1940 e immortalata in una celebre foto. Angeli che parlano di morte, esistenza, divenire, storia e immaginazione attraverso parole di rara bellezza e potenza.

Una comunità di uomini e donne trova rifugio in una biblioteca speciale e metafisica. Una piccola porzione di umanità, assorta nella lettura silenziosa di libri bianchi, ci trasmettono un clima e un’atmosfera che risalgono alla scrittura di Rilke, che testimonia il passaggio epocale tra il XIX e il XX secolo.

Ph. Rosellina Garbo

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