Categorie: Teatro

In Scena: gli spettacoli e i festival della settimana, dal 30 marzo al 5 aprile

di - 30 Marzo 2026

In Scena è la rubrica dedicata agli spettacoli dal vivo in programmazione sui palchi di tutta Italia: ecco la nostra selezione della settimana, dal 30 marzo al 5 aprile.

Teatro e danza

La Cenerentola Balletto del Teatro Nazionale Croato

Il Teatro Regio di Parma ospita a Parma Danza il Balletto del Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc di Fiume, con Cenerentola. Questa versione del coreografo serbo Leo Mujić – studi accademici a Belgrado arricchiti di influssi moderni all’École Rudra di Béjart, una carriera di danzatore e l’exploit di autore in importanti compagnie dell’Est ed europee – propone di dare una veste nuova al “vecchio” balletto. “Astrattizzandolo”, entro una messinscena minimalista, in forma di balletto contemporaneo: nell’andamento stringente del libretto e soprattutto nell’incedere essenziale della coreografia che su una base neoclassica strutturata su passi a due in Adagio, variazioni anche virtuosistiche dei protagonisti, ensembles dinamici del corpo di ballo, mantiene l’espressività del grottesco e attinge alla gestualità contemporanea.

Cenerentola – Yurika Kimura, Leonard Cela, Ph Dražen Šokčević

“Cenerentola”, coreografia Leo Mujić, musica Sergej Prokof’ev, drammaturgia Bálint Rauscher, scene Stefano Katunar, costumi Manuela Paladin Šabanović, luci Aleksandar Čavlek. A Parma, Teatro Regio, il 2 aprile.

Romeo e Giulietta sopravvissuti

E se Romeo e Giulietta fossero sopravvissuti per vivere davvero la loro storia d’amore? Immaginiamoli in crisi di mezza età, costantemente derisi dai loro sé adolescenti e tormentati dalle pressioni di essere la coppia simbolo dell’amore romantico. Decidono di affrontare le loro difficoltà mettendo in scena uno spettacolo su se stessi, nonostante il parere negativo del loro analista.

Ben Duke, talento visionario della scena britannica, affronta la nostra ossessione culturale per la giovinezza e i problemi legati alla longevità. Un viaggio sottile tra risate e malinconia, dove il mito dell’amore perfetto si scontra con la disarmante realtà quotidiana. Uno spettacolo di danza, Juliet & Romeo, per tutti, dove la danza incontra l’archetipo dell’amore contrastato.

JULIET AND ROMEO, Ph. BATH USTINOV

“Juliet e Romeo”, da William Shakespeare, ideato e diretto da Ben Duke, sviluppato da Ben Duke e Solène Weinachter, interpretato da Emily Terndrup, John Kendall; luci Jackie Shemesh scenografia e costumi James Perkins. A Torino, Teatro Gobetti, per Torinodanza Extra, dal 31 marzo al 2 aprile.

Quattro testi brevi di Samuel Beckett

Un progetto che unisce quattro testi brevi di Samuel Beckett, quattro respiri a completare un unico movimento. Quattro Quarti, con la regia di Alessandro Averone, vede al centro, come sempre in Beckett, il procedere accidentato dell’essere umano nel mondo, l’essere gettati nell’universo alla ricerca di un senso. La quotidiana conquista di un delicato equilibrio. Il nostro “mestiere di vivere”.

«Il percorso si snoda come un processo di smantellamento dell’identità – spiega il regista – partiamo dal corpo fisico che subisce un destino (Atto senza parole), passiamo per il corpo giudicato (Teatro Due), arriviamo al corpo esposto come feticcio tecnologico (Catastrophe) e approdiamo al puro resto organico, la parola nuda (Non io). Il protagonista è l’uomo che, fallita la ricerca di un senso e di un ristoro, diventa il “probabile suicida” osservato dai burocrati di Teatro Due. La sua fine non è però la morte, ma la trasformazione in oggetto».

Antonio Tintis in Atto senza parole di Beckett

“Quattro quarti”, regia Alessandro Averone, con Alessia Giangiuliani, Marco Quaglia, Gabriele Sabatini, Mauro Santopietro, Antonio Tintis, scene Paola Castrignanò, costumi Marzia Paparini, luci Luca Bronzo. Produzione Altra Scena. A Firenze, Teatro Cantiere Florida, per Materia Prima Festival, il 31 marzo.

Pablo Girolami, danzando nei vuoti della paura

Il coreografo Pablo Girolami porta alla Fonderia di Reggio Emilia T.R.I.P.O.F.O.B.I.A – The End, un lavoro che tratta della paura dei buchi, o meglio, di tutte quelle piccole figure geometriche che, messe insieme, creano ammassi di piccole cavità (prova aperta al pubblico il 30 marzo, debutto il 31). Un gioco di immagini basato su accostamenti che si ripetono tridimensionalmente e che provoca un senso di disgusto e repulsione; l’allarme viene attivato grazie a un codice intrinseco, sviluppato nel corso dei secoli dai nostri antenati, che protegge il fobico dal pericolo di essere infettato da forme parassitarie o di essere ferito da animali velenosi.

Ansia, angoscia, paura, centinaia di nomi per una singola dimensione esistenziale: la paura di perdere il controllo sul mondo, sul nostro corpo, sull’altro. Il mezzo con cui si forma uno scheletro tripofobico è la geometria, che però, grazie al contributo immaginativo della mente umana, diventa una porta attiva per la paura; riflettendo le insicurezze e le paranoie dell’uomo.

T.R.I.P.O.F.O.B.I.A – The End

Il Don Chisciotte di José Martínez

Il coreografo José Martínez, direttore del Ballet de l’Opéra di Parigi, propone per il Corpo di Ballo del Teatro Massimo di Palermo, una rilettura fedele ma dinamica del classico di Marius Petipa Don Chisciotte sulle musiche di Aloisius Ludwig Minkus. Il libretto, basato su un episodio del Don Chisciotte di Cervantes, racconta gli amori tumultuosi di Kitri e Basilio più che le avventure di Don Chisciotte e Sancho.

Basandosi sulla coreografia originale e sulle diverse versioni che Martínez ha danzato (Nureyev, Baryshnikov, Gorski), egli mantiene la struttura coreografica del balletto, ma dando una sfumatura più poetica al personaggio di Don Chisciotte e alla sua ricerca dell’amore perfetto incarnato da Dulcinea. Allo stesso tempo, ha voluto avvicinarsi il più possibile all’essenza della danza spagnola e alla cultura e tradizione del suo paese. Sul podio la direttrice d’orchestra Mojca Lavrenčič.

Il nuovo allestimento del balletto, in programma fino al 4 aprile, è frutto di una coproduzione internazionale con l’Opéra National de Bordeaux.

DON QUICHOTTE, Teatro Massimo, Palermo, ph. Rosellina Garbo

Esplosione coreografica alla Triennale di Milano

Prima assoluta, il 31 marzo, alla Triennale di Milano, per FOG Performing Arts Festival, di 900 Satellites, un’estensione performativa dell’opera collettiva 900 Something Days Spentin the XXth Century di Némo Flouret, coreografo e performer francese attivo su spazi ibridi e parte del progetto europeo PIT Perform Inform Transform: Participatory Performance in Art Museums, di cui Triennale Milano Teatro è partner.

Concepita come una “deviazione” site specific del progetto iniziale, questa versione permette a frammenti coreografici di evolversi e rinnovarsi in relazione agli spazi che li ospitano. Per l’occasione i danzatori occupano gli ambienti di Triennale Milano, dando vita a una partitura essenziale e spontanea affidata esclusivamente al movimento: idee in evoluzione perpetua si trasformano in un’esplosione coreografica sorprendente, in risonanza con l’architettura e il tempo dell’azione.

FOG 2026 Nemo Flouret, 900 Satellites

Pasolini. Sotto gli occhi di tutti

Ispirato alla vita, alla poetica e al cinema di Pier Paolo Pasolini, lo spettacolo Pasolini. Sotto gli occhi di tutti vede al centro della scena, una pedana di legno sospesa, retta da braccia umane. Nello stesso spazio si muove, solitario, visionario, Pasolini, in eterno dialogo e scontro con la struttura del suo tempo.

Lo spettacolo analizza con lo strumento del teatro fisico-poetico il rapporto teso e conflittuale tra il poeta e la società di cui si trova a far parte. In scena, sette attori, cinque uomini e due donne. La figura di Pasolini è interpretata da un singolo attore, mentre gli altri interpreti variano e si trasformano in personaggi diversi.

La pedana di legno è la società italiana degli anni ’60, che resta sospesa in aria come sospesa nel mare è l’Italia, e sovrasta lo scrittore lo schiaccia come lo stato civile e la sua crudele morte lo hanno schiacciato, e lo lascia da solo, impossibilitato a entrare nel meccanismo perpetuo della borghesia, solo nella vita come nella morte.

Pasolini, Margot Theatre

“Pasolini. Sotto gli occhi di tutti”, regia di Valentina Cognatti, con Serena Borelli, Andrea Carpiceci, Gabriel Durastanti, Luca Morciano, Alessandro Pisanti, Michelangelo Raponi, Alice Staccioli, costumi Fiorella Mezzetti. Produzione Margot Theatre Company. A Roma, Spazio Diamante, 1 e 2 aprile.

Eleonora Duse, un inno alle donne

Firmata da Adriano Bolognino e Rosaria Di Maro per COB Compagnia Opus Ballet va in scena al Teatro Del Monaco di Treviso, il 1° aprile, La Duse, coreografia vincitrice del premio Danza&Danza come Miglior Produzione Italiana – Middle Scale nel 2024. La Divina viene raccontata nella sua complessità di artista e lo spettacolo segna la terza collaborazione del coreografo Bolognino con la Compagnia Opus Ballet.

A partire dal testo di Mirella Schino, Eleonora Duse – Storie e immagini di una rivoluzione teatrale, il progetto si divide idealmente in due, e la divisione segue la marcia della Duse verso un’arte sempre più consapevole. Una prima parte “squisitamente artefatta” e un’ultima Duse, ormai anziana, “tutta luce immacolata”, entrambe capaci di trascendere le influenze maschili che hanno confuso le sue tracce e di liberarla dai cliché. Si tratta in definitiva di una non-opera, di un inno alle donne.

La Duse – Ph Mario Sguotti

Il multilinguismo della coreografa palestinese Marah Haj Hussein

Dall’1 a all’8 aprile la nona edizione di FOG propone tre appuntamenti negli spazi di Triennale Milano Teatro e Voce Triennale, tra cui Language: no problem della coreografa palestinese Marah Haj Hussein, l’1 e 2 aprile.

«C’è un proverbio che dice: Se vuoi distruggere una nazione, distruggi la sua lingua». Parte da qui il racconto di Hussein, originaria di Kofor Yassif, nella Palestina occupata, e attualmente residente ad Anversa. In un percorso tra geografie, voci e immaginari, lo spettacolo esplora il multilinguismo come condizione di identità e resistenza. Tra danza e drammaturgia, Hussein interseca il racconto di un viaggio in treno in Belgio, in cui la protagonista vive incontri intriganti, alle storie della sua famiglia in Palestina, che vivono in uno stato occupato.

Language no problem, Ph Boris Breugel

Focus sulla drammaturgia latinoamericana

All’interno della stagione del Nuovo Teatro Ateneo della Sapienza Università di Roma, si inserisce un focus dedicato alla drammaturgia latinoamericana, tra cui UPROAR: Nuovi Formati, progetto performativo del duo peruviano Rieckhof–Silva Collective, in scena il 31 marzo. Attraverso un linguaggio performativo stratificato, UPROAR affronta temi urgenti come la violenza istituzionale, le disuguaglianze strutturali e le eredità del colonialismo, trasformando il dolore collettivo in gesto scenico.

Il lavoro si ispira al Taki Onkoy, antica pratica rituale andina di resistenza alla dominazione coloniale. In scena, accanto alle artiste, la violinista Camila Alva e la performer ospite Laura Esposito, in una drammaturgia che intreccia suono, corpo e spazio.

Uproar

Luna Cenere e Giovanni Insaudo a Next Generation

Due coreografie per il nuovo appuntamento di Intersezioni & Next Generation, la rassegna di danza e arti performative curata da Artemis Danza, al Teatro al Parco di Parma, il 31 marzo. Shoes On di Luna Cenere, sviluppa una poetica rigorosa e sensibile, in cui il corpo diventa materia plastica e spazio di indagine. SHOES ON, interpretato da Vittorio Pagani e Michele Scappa, si distingue per l’essenzialità formale e la precisione del gesto, costruendo una coreografia raffinata, sospesa tra presenza scenica e tensione fisica.

Vespri di Giovanni Insaudo per COB Compagnia Opus Ballet, si ispira al folklore del Sud Italia, rileggendo la tradizione con uno sguardo contemporaneo, dove la danza si fa architettura del movimento e dialogo con la memoria: una coreografia che intreccia passato e presente, restituendo al folklore una forza viva e attuale.

Vestri di Giovanni Insaudo, Ph Meliti Sara

Nel bianco di Piergiorgio Milano

Con White out in alpinismo si definisce la perdita totale di visibilità, quando il biancore uniforme di una copertura nuvolosa incontra un terreno innevato che assorbe e riflette tutta la luce, generando l’impossibilità di avanzare o retrocedere. Tre performer in scena, “sciano” su una narrazione di stampo cinematografico che avanza per flashback, vertiginose acrobazie e una forte carica visionaria che si tinge di umorismo. Un mondo sospeso tra realtà e immaginazione, danza e circo contemporaneo, verticalità e sospensione nel vuoto, in bilico sul crinale tra cielo e terra.

White out di Piergiorgio Milano (al Teatro Elfo Puccini di Milano, il 31 marzo, nell’ambito di Corpi in Gioco, progetto multidisciplinare di MILANoLTRE) è un’esperienza che sprofonda nell’immaginazione del pubblico, un omaggio a tutti gli alpinisti scomparsi o che hanno rischiato di scomparire nel bianco senza fine delle altezze: I conquistatori dell’inutile.

WHITE OUT, Piergiorgio Milano, Ph Andrea Macchia

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