Categorie: Teatro

La disparità di genere nel teatro italiano: lo studio di Amleta

di - 29 Marzo 2024

Ieri, 28 marzo, Amleta – l’associazione fondata da attrici per contrastare la disparità e le discriminazioni di genere e la violenza nel mondo dello spettacolo – pubblica i dati della nuova mappatura sulle percentuali di registe, drammaturghe, adattatrici e attrici nei Teatri Nazionali, Tric – Teatri di Rilevante Interesse Culturale e Piccolo Teatro di Milano nel triennio 2020-2024. Realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Brescia, l’indagine mostra che le donne costituiscono il 35,1% della forza lavoro. In tutti i teatri analizzati, le donne in regia rappresentano solo il 21,0%, mentre le interpreti sono il 39,7%. Le donne in drammaturgia e adattamento sono meno di una su tre (pari al 29,1% e al 26,8% rispettivamente).

Una disparità di genere evidente e purtroppo solo in leggera diminuzione rispetto alla mappatura del triennio precedente (2017-2020) dove era emerso che la percentuale media di attrici, registe e drammaturghe era inferiore al 20%.

Abbiamo intervistato Cinzia Spanò, presidente di Amleta, per discutere insieme della situazione.

Che cos’è Amleta e perché è nata?

«È un’associazione fondata da attrici che vuole contrastare la disparità alle discriminazioni di genere e alla violenza nel mondo dello spettacolo. Avevamo avuto l’impressione che ci fosse una sproporzione di opportunità e di presenza maschile nei teatri italiani. La prima azione è stata raccogliere dati per trasformare le impressioni in certezze: dalla prima mappatura del 2018 abbiamo visto che le regie e le drammaturgie erano per l’80-85% maschili, dimostrando che il soffitto di cristallo nel mondo del teatro esiste, anche sui palcoscenici più prestigiosi.

Questo implica un problema di rappresentanza, perché implica che il mondo venga messo in scena e raccontato prevalentemente con uno sguardo maschile.

Da questo abbiamo ideato il Test Amleta, che si interroga su come vengono raccontate le donne, ovvero un indicatore che registra i cliché presenti in un testo per poterli superare e di conseguenza pensare nuove strade per costruire personaggi femminili più sfaccettati. Se il testo supera il Test Amleta può poi concorrere al Premio Amleta, quest’anno alla sua terza edizione».

A proposito del tema della rappresentanza: nella Commissione Consunltiva Teatro non c’è neanche una donna

«Io ritengo che nel 2024 non ci si dovrebbe neanche porre il problema di una rappresentanza equilibrata in chi deve prendere decisioni, fare scelte o valutazioni. Sarebbe scontato, ma a quanto pare se ne deve ancora discutere. Non è una questione di dover dimostrare di avere merito, ma di stereotipi e di concentrazione del potere. Il fatto che nei ruoli apicali non ci siano donne, legittima a cascata una assenza anche negli altri ruoli».

La soluzione potrebbero essere le famose “quote rosa”?

«La mancanza di donne nei ruoli di rappresentanza è dovuta a stereotipi e pregiudizi introiettati. Si pensa che le donne debbano dimostrare di essere più brave degli uomini: questo si chiama pregiudizio di genialità. Alle audizioni della New York Philharmonic selezionavano solo musicisti uomini, ritenendoli più bravi. Finché non hanno introdotto le blind audition, dove i musicisti suonano dietro il paravento. Le donne hanno iniziato a fare parte dell’orchestra, mettendo in luce che purtroppo in fase di selezione non conta solo la bravura. Un sistema poi esportato in tutto il mondo, anche se non è ovviamente applicabile a tutte le professioni, ma ci fa capire come certi preconcetti siano profondamente radicati e servono stimoli differenti per ribaltare le situazioni. In questo senso le quote di genere, che nessuna ama a livello teorico, servono a scardinare dei sistemi e permettere alle donne di accedere per merito a posizioni che sarebbero state precluse a priori».

Una delle azioni di Amleta è l’assistenza a chi subisce molestie e violenze…

«Nel nostro lavoro si pensa che certi atteggiamenti siano più tollerati che in altre professioni perché si pensa che essere attrice non sia un lavoro come un altro. Le attrici si pensa debbano essere più disinibite, più libere, solo perché lavoriamo col corpo. Di conseguenza si ritiene che a differenza di altri contesti sia più complesso stabilire quali siano i confini tra lavoro e molestia. Il momento più delicato è quello dei provini».

Come aiutate le attrici che si rivolgono a voi?

«Le colleghe ci scrivono via mail e noi ascoltiamo, diamo consigli, e se riceviamo più segnalazioni sulla stessa persona, se abbiamo la possibilità di intervenire, interveniamo. Abbiamo attivato una collaborazione con Differenza Donna, un’associazione di avvocati esperti per il contrasto alla violenza, riuscendo a coprire anche le spese legali delle colleghe.

In questo momento il contrasto tramite avvocati è quello più efficace, perché per legge non possiamo fare nomi. Solo dopo la sentenza di un processo possiamo fare nomi, in quanto già pubblici. Ma non è sempre possibile arrivare a questo punto. Uno dei grandi limiti è il tempo di presentazione delle denunce, ora di un anno. Ma spesso per metabolizzare cosa si è vissuto e parlarne richiede molto più tempo. Ma bisogna ricordare che la violenza non si combatte – solo – nelle aule di tribunale, ma soprattutto fuori. Non è un problema del singolo, ma della società».

E a questo proposito è iniziata anche una collaborazione con Agis, l’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo…

«Molti predatori sono conosciuti dalla maggior parte delle persone dell’ambiente dello spettacolo: e qui entra in gioco anche la responsabilità del sistema, che chiude un occhio su certi atteggiamenti. La collaborazione con Agis mira a ripensare il codice etico per implementarlo e permettere anche all’interno delle associazioni di sapere che molestie, abusi e violenze non vanno tollerati, ma denunciati».

Per leggere il rapporto completo, potete cliccare qui.

Dopo gli studi al Politecnico di Milano e all'Accademia di Belle Arti di Brera, collabora con diverse testate di teatro e arte. Studiosa di arti visive, design e spettacolo dal vivo, è particolarmente interessata alla ricezione e alla simbologia delle opere d'arte nella società contemporanea. Attualmente impegnata nello sviluppo del portale trovafestival.com, la cultura in movimento.

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