Categorie: Teatro

Pendulum: il moto del lavoro, nel toccante spettacolo di Marco Martins

di - 6 Febbraio 2024

Quando il teatro coincide con la vita vera. Quando il teatro si fa voce concreta del vissuto. Quando il teatro è palcoscenico del mondo reale. Quando il teatro si fa portatore di istanze sociali. Quando il teatro unisce scena e platea in un’unica comunità consapevole. Quando il teatro è questo, ed altro ancora, si ritrova il suo senso profondo. E non si esce indenni dalla sua forza anche destabilizzante, dall’urto che ne può derivare, e dal suo riflesso emotivo. Risvegliano e animano le nostre coscienze due importanti spettacoli realizzati sotto l’egida di ERT Emilia Romagna Teatro (all’Arena del Sole di Bologna), che hanno come tema il Lavoro: Il CapitaleUn libro che ancora non abbiamo letto della compagnia Kleper, e Pendulum di Marco Martins.

Pendulum © EGEAC, Teatro São Luiz, Estelle Valente

Il “movimento a pendolo” che dà il titolo allo spettacolo del regista portoghese Martins, fa riferimento al moto quotidiano delle lavoratrici domestiche, quelle che da città dormitorio, dove migliaia di persone vivono, si spostano quotidianamente verso la città per lavorare nel campo dei servizi; ma riferimento anche al flusso migratorio, allo spostamento da una terra a un’altra, quella di origine e quella dei “dominatori”.

Pendulum © EGEAC, Teatro São Luiz, Estelle Valente

Nel caso specifico di Lisbona, le collaboratrici domestiche provengono per lo più dal Brasile o dai Paesi africani di lingua portoghese, come Angola, Capo Verde, São Tomé, Mozambico o Guinea. Le sette donne di diverse età, immigrate di prima o seconda generazione – attrici non professioniste bravissime, coinvolte dal regista in sei mesi di lavoro condiviso -, portano in scena il vissuto reale di abbandoni, di fatiche e speranze. Si(ci) raccontano nell’affollato via vai di un grande stanzone con una saracinesca centrale e delle porte laterali – siamo nel retro di un supermercato con una parete mobile che, dividendo lo spazio crea un altro ambiente più intimo -, condividendo tra una pausa e l’altra, pensieri, sogni, aspettative e storie di chi ha dovuto lasciare i luoghi d’origine e i propri affetti, in cerca di un futuro migliore, costrette per necessità a prendersi cura di persone sconosciute. E in noi, nell’ascolto e nella condivisione del trapelare pudico o crudo dei loro sentimenti e del loro operare di badanti, si addensano emozioni contrastanti.

Pendulum © EGEAC, Teatro São Luiz, Estelle Valente

La scena è animata da squilli di cellulari per parlare coi propri cari; da danze scatenate o appena accennate nei movimenti, cariche di nostalgia o di festa, che contengono echi di danze popolari; dal gran vociare pacato, sofferente, gioioso; dai dialoghi e monologhi che rievocano il passato e riportano il presente, rotti da improvvisi bui e da intermittenti fari accecanti che dettano i cambi delle singole storie. Storie che s’intrecciano tra loro come finestre che si aprono e richiudono consegnandoci anche l’eredità di drammi e ideali delle generazioni passate, e lasciandoci intravedere squarci umanissimi di vita.

Pendulum © EGEAC, Teatro São Luiz, Estelle Valente

È quella che, nella sua pratica teatrale, ricerca Martins, il cui lavoro multidisciplinare – ricordiamo che è anche artista di teatro, cinema e video arte, noto in Italia soprattutto per collaborazioni con Michelangelo Pistoletto e con Tonino Guerra – è caratterizzato dall’incontro con comunità specifiche spesso emarginate, di diversi contesti geografici, coinvolgendone i soggetti – quasi sempre non-attori – in lunghi processi creativi che determinano la drammaturgia degli spettacoli.

Pendulum © EGEAC, Teatro São Luiz, Estelle Valente

Pièce scritta in collaborazione con l’autrice Djaimilia Pereira de Almeida, Pendulum è la rappresentazione autentica della realtà con tutte le sue contraddizioni, di una condizione sociale non solo europea, ma che riguarda una parte significativa della forza lavoro a livello mondiale, comune tra i gruppi più vulnerabili dei grandi centri urbani. Attualmente si stima che ci siano circa 67 milioni di lavoratori domestici, di cui oltre l’80% donne. Dandole voce, quelle condotte in scena da Martins, ci hanno portato, con la leggerezza, la bellezza e la forza dell’artificio scenico, tutta la sofferenza del loro mondo. A racchiuderla è la tenerissima scena finale di un’anziana distesa su un letto d’ospedale assistita amorevolmente nel trapasso. Di toccante verità.

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