Categorie: Teatro

Trilogia dell’Assedio: a Modena, la tragedia greca come analisi del potere

di - 15 Febbraio 2025

Nel cuore di Modena, il Teatro delle Passioni diventa l’epicentro di una delle più audaci operazioni teatrali degli ultimi anni: Trilogia dell’Assedio. Il progetto, firmato dal Teatro dei Venti con la regia di Stefano Tè, non si limita a riproporre i classici della tragedia greca, ma li trasforma in un’indagine sulle dinamiche del potere, del destino e della libertà. E lo fa in un contesto inedito e straordinario: le carceri di Castelfranco Emilia e Modena, con un cast formato da detenuti.

Stefano Tè foto Dante Farricella

Un teatro di confine, nel senso più autentico del termine, che porta sul palcoscenico attori il cui corpo stesso racconta storie di marginalità e redenzione, dentro una messa in scena che non lascia scampo, dove la finzione si mescola inestricabilmente alla realtà. Edipo Re, Sette contro Tebe e Antigone – tre testi che già nella loro genesi riflettono su potere e autodeterminazione – diventano qui il simbolo di un altro assedio: quello dell’uomo nei confronti del proprio destino, della società nei confronti dell’individuo.

Prove Edipo Re foto Chiara Ferrin

Il primo episodio, Edipo Re, realizzato all’interno della Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia, si apre su un palcoscenico essenziale, dominato da una scenografia che evoca un labirinto di ombre. Edipo, interpretato con intensità da un detenuto la cui voce tradisce anni di esperienza lontano dalle scene, cerca disperatamente una verità che si rivelerà la sua condanna. Il pubblico assiste a un crescendo emotivo che non concede tregua: non si tratta solo della caduta di un re, ma di un uomo che lotta contro il fato in un luogo dove il concetto di destino è già scritto.

Sette contro Tebe foto di Chiara Ferrin

Il secondo episodio, Sette contro Tebe, vede la scena spostarsi nella Casa Circondariale di Modena, sezione maschile. Qui, la guerra fratricida tra Eteocle e Polinice diventa il paradigma di un conflitto senza vincitori. La città assediata diventa una metafora della prigione stessa: un luogo di scontro e resistenza, di scelte estreme e di un codice d’onore che trascende il tempo. La regia di Tè gioca con la fisicità degli attori, con i corpi che si scontrano in uno spazio ristretto, amplificando il senso di oppressione e ineluttabilità.

Antigone foto di Chiara Ferrin

Il ciclo si chiude con Antigone, realizzato con le detenute della sezione femminile della Casa Circondariale di Modena. La protagonista è una figura di resistenza assoluta: il suo gesto di sfida contro Creonte, interpretato con una freddezza glaciale da un’attrice dal carisma magnetico, diventa un grido di libertà soffocato dalla legge. È qui che il lavoro del Teatro dei Venti raggiunge il suo apice: nella contrapposizione tra legge e coscienza, tra vincoli imposti e autodeterminazione, il parallelismo con la realtà carceraria diventa una lama affilata che colpisce lo spettatore.

Coro Antigone foto di Chiara Ferrin

A unire i tre episodi, la presenza costante di Tiresia, il veggente cieco, simbolo di una conoscenza dolorosa e necessaria. Un ruolo interpretato con magistrale intensità da un attore che sembra davvero vedere oltre, restituendo al pubblico una delle figure più enigmatiche della tragedia greca.

Dal punto di vista registico, Trilogia dell’Assedio è un’opera coraggiosa e innovativa. Stefano Tè costruisce un impianto scenico che si nutre di pochi elementi, lasciando spazio a una recitazione viscerale, senza filtri. Le musiche originali, le luci che scolpiscono i volti degli attori, la drammaturgia che intreccia il mito con frammenti di storie personali: tutto concorre a creare uno spettacolo che è impossibile dimenticare.

Tiresia foto di Chiara Ferrin

Ma il valore di questa Trilogia va oltre la sua qualità artistica. È un progetto che dimostra come il teatro possa essere non solo uno strumento di espressione, ma anche un mezzo di riscatto, un’opportunità di trasformazione per chi, nella società, è considerato ai margini. Il coinvolgimento diretto dei detenuti non è un semplice esperimento sociale: è la dimostrazione concreta di come l’arte possa incidere sulle vite, aprire spiragli di comprensione e dialogo.

Alla fine della maratona, quando il sipario cala sull’ultima scena di Antigone, il pubblico resta in silenzio. Non è un silenzio qualsiasi, ma quello che accompagna le grandi esperienze teatrali: un silenzio colmo di domande, di emozioni trattenute, di riflessioni che continueranno a risuonare ben oltre le mura del Teatro delle Passioni. In un mondo sempre più assediato dalla paura e dall’indifferenza, Trilogia dell’Assedio ci ricorda che il teatro, ancora una volta, può essere un atto di resistenza e di umanità.

Dopo gli studi al Politecnico di Milano e all'Accademia di Belle Arti di Brera, collabora con diverse testate di teatro e arte. Studiosa di arti visive, design e spettacolo dal vivo, è particolarmente interessata alla ricezione e alla simbologia delle opere d'arte nella società contemporanea. Attualmente impegnata nello sviluppo del portale trovafestival.com, la cultura in movimento.

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