Nato a Torino il 6 maggio 1963 e morto prematuramente a Collegno il 10 gennaio 1990, Bruno Zanichelliè stato, nel corso degli anni Ottanta, una delle figure di maggior spicco della pratica artistica, un personaggio innovatore, sottile, dalla personalità “complessa e insieme lieve, dalla forza inventiva dirompente e insieme arguta e ironica” (Patrizia Sandretto Re Rebaudengo).
Proprio Flaminio Gualdoni spiega: “È singolare il lavoro di Bruno Zanichelli perché ha sempre mostrato due moti irresistibili e conflittuali, quello della giovinezza e quello della fine. Il paradosso stava nel fatto che più lavorava a scollarli e più si annodavano. Quella di Zanichelli è come una metafora accelerata dell’esistenza. La sua formazione, il suo tirocinio come visualizzatore pubblicitario, la sua discendenza dal grande fumetto bolognese, la sua attenzione a quanto avveniva nei segni del mondo dei giovani uniti a qualità che si è portati ad attribuire alla maturità, la capacità di sintesi, l’intelligenza superiore e ancora la sua generosità, per dire di come i suoi lavori intreccino il mondo e la persona insieme”. E queste affermazioni sono confermate implicitamente nelle testimonianze di Zanichelli stesso, che nell’estate del 1989 raccontava “Lo scopo principale rimane quello di essere imprendibili, non catalogabili, con la voglia di attivare più possibilità espressive, di poter essere cento cose diverse e di poterle raccontare in cento modi diversi, usando di volta in volta il linguaggio consono.”
Tra i quadri più toccanti “Senza titolo (Coppia che si dipinge)”, riprodotto in copertina (1987), “Medusa” (1989), “Fuxia the vampire” (1989), “Andante con fuoco” (1988), “Rifiuti radioattivi del reparto di radioterapia alla Usl 1 ” (1989).
claudio arissone
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bruno è il piu grande di tutti, exibart, ma quando facciamo un approfondimento a quasi dieci anni dalla scomparsa?