“Oggetti di fede e d’arte per mezzo dei quali la traiettoria della civilizzazione brasiliana può essere ricostruita.”
La storia di un paese si può narrare in tanti modi, la storia di una religione in un milione di modi o più. A Palazzo Bricherasio, in una suggestiva atmosfera barocca, la storia si narra attraverso oggetti di fede e d’arte, i tabernacoli.
Portati in Brasile dai colonizzatori portoghesi divennero presto oggetti onnipresenti del culto religioso.
In un immenso paese come il Brasile, infatti, praticare, quotidianamente, la propria fede era spesso difficile; specie per quelle persone che vivevano in campagna, nelle fazendas.
Gli oratori: piccole chiese domestiche, dedicate ad alcuni santi cattolici di devozione familiare o comunitaria, per proteggere la fazenda e i suoi abitanti, ovviarono a questo problema.
Armadi di legno decorato che aprivano le loro porte per accogliere in ogni momento, in ogni luogo la preghiera collettiva o individuale di viaggiatori, donne, famiglie.
Dalle case signorili ai crocchi di campagna i tabernacoli accompagnarono la vita dei brasiliani. Essi rappresentano un modo di umanizzare la figura divina e di favorire un rapporto diretto e intimo tra il fedele e il protettore.
Si trovano esempi di tabernacoli domiciliari che rispecchiano lo stile della casa che li ospitava, tra questi spiccano quelli destinati alla camera matrimoniale, raffiguranti la sacra famiglia. I tabernacoli da cappella, di grandi dimensioni, fissi a muro come pensiline e destinati a raccogliere intorno a sé un grande pubblico. I tabernacoli cilindrici hanno una forma che ricorda le cartucce da sparo.
I tabernacoli da questuante, per raccogliere fondi per malati o feste religiose. I tabernacoli ciondolo e quelli d’alcova, trasmessi di madre in figlia.
Queste nicchie di fede, fatte di legno o ferro e dipinti ad olio, vernice, trovano un posto anche nella cultura africana. Essi, infatti, alleviarono il bisogno di preghiera di milioni d’africani, che, catturati e venduti come schiavi in Brasile, furono sottomessi alla fede dei “padroni”. Attraverso gli oratori, essi “dissimulavano il culto alle schiere celestiali ricoprendo pale e altari dove i santi neri meritavano la stessa devozione consacrata ai beati bianchi”.
I santi assumono, così, le sembianze dei popoli che li pregano. Troviamo, ad esempio, tabernacoli raffiguranti splendide madonne dagl’occhi a mandorla e dalla carnagione olivastra – incorniciati in piccoli santuari arricchiti di colori accesi che donano luce alle originali forme, spesso in contraddizione con l’estetica dell’epoca.
Gli oratori ospitati a Palazzo Bricherasio provengono dal Museo dell’Oratorio del Brasile, costituito in seguito alla donazione che Angela Gutierrez, grande collezionista di questi oggetti devozionali, ha voluto fare alla sua Nazione, e che oggi grazie alla Regione Piemonte, allo Stato di Minas Gerais (Brasile) e alla Fondazione Palazzo Bricherasio è possibile vedere anche a Torino.
Federica De Maria
mostra visitata il 23 settembre 2001
È morto a Firenze a 91 anni Carlo Frittelli, gallerista e collezionista, fondatore con il figlio Simone di Frittelli Arte…
Un corteo tra storia e cultura pop: Shame Parade di Bugarin + Castle ripensa i rituali di vergogna collettiva nella…
La mostra "SUMIE x KAWA" alla galleria Numero 51, a Milano, diventa un pretesto per ripercorrere il lungo legame tra…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…
Presso Le Stanze della Fotografia, sull’isola di San Giorgio Maggiore, fino al 5 luglio, una grande retrospettiva dedicata a Horst…
La galleria parigina sceglie Porta Venezia per la sua prima sede fuori dalla Francia e inaugura con Sutura, personale di…