Il gioco del calcio è da sempre una forma di aggregazione che implica un coinvolgimento forte da parte dello spettatore. Su questa considerazione, che include non solo l’aspetto ludico, ma anche le componenti mercantili, si basa il lavoro realizzato da Enzo Umbaca (nato a Caulonia, Reggio Calabria, nel 1960). Una porta da campo di calcio la cui rete è illuminata da piccole luci intermittenti che la rendono ben visibile a distanza. L’installazione è disposta in modo strategico: attraversa lo spazio della galleria tagliandolo in due, e costringendo lo spettatore a confrontarsi ponendosi di fronte, proprio come se fosse un calciatore. Una fotografia sulla parete ripropone lo stesso soggetto, mentre un video documenta la performance realizzata la sera dell’inaugurazione. Il protagonista è un giocoliere che si esibisce all’aperto e gioca per ore con una palla, messa in movimento attraverso una coppia di stampelle. Il piacere dello spettacolo calcistico che cattura lo spettatore allo stadio, limitandosi tuttavia ad una partecipazione “passiva”, si trasforma nel video nella competizione “attiva”.
La dimensione del sociale collega il lavoro dei due artisti. Nel caso di Katerina Seda (Brno, 1977), che espone per la prima volta in Italia, si tratta di tre progetti, il cui denominatore comune è la compartecipazione di quante più persone possibili. There is nothing there è ambientata a Ponetovice, villaggio della Repubblica Ceca dove la vita è scandita ogni giorno dalle stesse consuetudini: non succede mai nulla. Seda sostiene che il progetto “può sembrare utopico. Nessuno vince o perde, nessuno viene eliminato. Quando ottengo tutti i pezzi del gioco nelle loro case (degli abitanti n.d.r.), sono io il vincitore”.
Si tratta di una sorta di grande puzzle, nel quale gli abitanti sono seguiti nell’arco di un’intera giornata: la ripetizione delle loro azioni giunge perfino a far sì che tutti vadano a letto alla stessa ora.
Nel ciclo fotografico Window Exhibition, ambientato a Brno, si evidenzia una sorta di rituale: 150 persone vengono invitate ad esibire alla finestra i loro oggetti preferiti. Copyng mother e Copyng father è, invece, una riflessione sulla vita familiare da un punto di vista autobiografico: gesti, comportamenti, semplici momenti della vita di ogni giorno sono esperiti in prima persona dall’interno della famiglia.
tiziana conti
mostra visitata il 2 maggio 2006
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ma questa galleria il coraggio di fare un giovane artista italiano non l ha?!?!?! la scelta ricade sempre su artisti conusciuti italiani e giovanissimi stranieri, ma perchè non decide di trasferirisi all estero se non ha fiducia dei giovani.