Donne. In piedi o sedute sembrano guardare chi osserva, oppure gli volgono le spalle. Corpi femminili prosperosi, sensuali; vicini o isolati in ambienti colmi di oggetti e visioni. Donne/sirene che emanano un fascino, un erotismo perturbante, pronto ad esplodere in una carica voluttuosa dirompente. È questo l’universo pittorico di Paul Delvaux che traspare dalla mostra di Palazzo Bricherasio: un universo di forme e colori, a tratti ammorbidito in tonalità cupe ma spesso caldo, vitale.
Quaranta olii, molti dei quali appartenenti alla Fondation Paul Delvaux, e venticinque disegni che illustrano un percorso artistico lungo sessant’anni, dagli esordi in ambito surrealista agli ultimi lavori.
A corollario di questa serie di opere, alcune sale dedicate a grandi maestri della pittura contemporanea: René Magritte, Giorgio de Chirico, Constant Permeke e Leon Spilliaert. Personalità artistiche in grado di influenzare l’opera del maestro belga e di imprimere alla sua arte direzioni diverse, dal surrealismo alla pittura metafisica, dall’espressionismo belga al simbolismo.
L’opera di Delvaux emerge da questo poliedrico accostamento di stili con la sua capacità di trascendere le coordinate spazio-temporali e aprire la strada ad orizzonti nuovi (in tutti i sensi). Fin dal dipinto della prima sala, Les vestales (1972), grande tela che appartiene all’ultima fase della carriera dell’artista ma molto rappresentativa della sua opera, la mostra conduce attraverso un percorso affascinante. Dai primi lavori ancora improntati ad un naturalismo rigoroso ma vagamente ingenuo all’esplosione di corpi, architetture e colori. Delvaux maneggia con sapiente disinvoltura la tecnica pittorica, passando nel corso degli anni da figure stilizzate e solitarie (Le soir, 1932) a donne che sfuggono lo sguardo dello spettatore (La fenêtre, 1936), distorcendo la prospettiva fino a creare effetti stranianti (La lampe, 1945) o contaminando i personaggi con reminescenze classicheggianti (L’eloge de la mélancolie, 1948).
Una compresenza di stili differenti che si innesta in un percorso tematico invece piuttosto omogeneo, nel quale la figura femminile, in tutte le sue molteplici raffigurazioni, è l’assoluta protagonista.
Non inopportuna e di sicuro valore la sezione dedicata agli artisti che influenzato il pittore belga. Di grande impatto emotivo le sale dedicate a de Chirico, con il quale Delvaux ebbe un rapporto di stima reciproca e che considerava il suo più importante modello. Se con l’artista italiano Delvaux condivide la rappresentazione di luoghi e architetture estranee alle comuni coordinate spaziali, la somiglianza con Magritte risiede piuttosto nell’accostamento di immagini prive di senso, in un continuo accostamento alla logica onirica. Meno immediata l’affinità con Permeke e Spilliaert, artisti poco conosciuti in Italia e la cui vicinanza all’opera di Delvaux pare più legata ad una contestualità temporale che alla somiglianza di temi e stile.
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