Il 17 settembre 2002, assieme ad altre numerose gallerie del Borgo Nuovo, 41 artecontemporanea ha avviato la nuova stagione espositiva inaugurando la mostra di disegni del pittore americano John Bowman . Nato a Sayre, PA, nel 1953, l’autore intraprende la carriera artistica intorno alla metà degli anni settanta. Espone, partecipando a svariate rassegne internazionali, a New York, Chicago, Los Angeles, Amsterdam e Milano. Dopo aver visitato l’allestimento presso 41 artecontemporanea, risulterà spontaneo domandarsi: quale luogo migliore, per presentare simili disegni, se non una galleria torinese? I lavori selezionati, opere in graffite compiute durante un soggiorno in Italia avvenuto nella seconda metà degli anni ottanta, raffigurano, infatti, incantevoli scorci del nostro capoluogo. Raccontano e svelano, perlopiù, paesaggi lievi, nebulosi ed impalpabili, frammenti e squarci cittadini sospesi nel ricordo, tra i quali sarà facile riconoscere la cupola del Guarini della Cappella della Sacra Sindone o il campanile juvarriano del Duomo. Gli scenari spesso sono ripresi da suggestivi punti di vista e da singolari angolazioni che ne sottolineano la bellezza architettonica. Oltre ai magici luoghi del centro storico, trasudanti fascino, l’artista riproduce angoli urbani più periferici, nei quali anche gli edifici comuni e i cartelli stradali assumono un ruolo rilevante, diventando simbolo di una quotidianità che è, già di per sé, un valore. I disegni torinesi prodotti da Bowman, senza dimenticare l’aura seduttiva effusa da alcuni suoi raffinati oli (non presenti in mostra), sono realizzati mediante un procedimento interessante: l’immagine finale, infatti, viene ricavata da una superficie ricoperta di graffite attraverso un attento e scrupoloso lavoro di raschiatura. Nonostante, in alcuni casi, il risultato ultimo appaia un po’ appesantito, fosco ed ombroso (che sia proprio questa l’intenzione?), quella utilizzata dall’artista è, senza dubbio, una tecnica affascinante: un elaborato processo che pare, più di tutto, un sentito omaggio ai luoghi scoperti, una celebrazione raccolta e particolarmente intima.
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