Come avviene abitualmente, anche in quest’occasione Guido Costa ha portato a Torino un artista sostanzialmente sconosciuto in Italia, se si eccettua un passaggio a Firenze nel 1990 e uno alla 42. Biennale di Venezia. E com’è nel medesimo stile e nella dicitura stessa che definisce lo spazio, si tratta di un progetto concepito specificamente per la galleria.
La complessità del lavoro di Paul Etienne Lincoln (London, 1959. Vive a New York) rende sempre particolarmente ardua la descrizione. In questo caso la questione si fa ancor più calda, poiché l’artista londinese ha sviluppato letteralmente una sinfonia. Proprio a causa della quantità di elementi che in essa interagiscono -generando olisticamente un risultato di assoluta coerenza e profondo lirismo- i mille fili che, anche fuori di metafora, corrono lungo le pareti della ex tipografia si rivelano essere letteralmente indistricabili.
In una sintesi che non rende giustizia al suo lavoro, Lincoln ha ideato un sistema di produzione del vermouth Punt e Mes, col quale il visitatore interagisce grazie a sette coppie di fotocellule poste in vari punti dello spazio, a significare i cinque sensi umani più i due supplementari che contraddistinguono la percezione degli uccelli. Ma certamente non è tutto, poiché altri elementi fanno parte di questo “organico” ciclo produttivo. Per esempio, un pannello a sette volets decorato come un giardino d’inverno, sul quale posano quattordici uccelli impagliati –“morti per cause naturali in cattività”, specificano artista e gallerista- che emettono i caratteristici cinguettii; oppure un pianoforte progettato da Giovanni Racca che -in relazione alla distillazione dell’aperitivo piemontese- suona la partitura di Cabiria (1914 circa, regia di Giovanni Pastrone), tramite una manovella che aziona una scheda traforata. Inoltre, di fronte al piano automatico, una cicogna dalle ali spiegate è connessa allo strumento da un elettrocardiogramma.
Durante l’inaugurazione, l’artista ha performato ripetutamente la sinfonia, mentre negli intervalli si adoperava affinché il complesso sistema non si guastasse. Una soprintendenza che aveva un ché di maniacale, giustificato dal fatto che evidentemente Lincoln ha studiato a fondo il proprio progetto, come dimostra la cura con cui ha descritto e motivato ogni sua scelta. La figura di Lincoln è in effetti quella di un deus ex machina affascinato dal proprio ruolo, così come dall’aspetto di ricerca che prelude a ogni sua creazione. Una ricerca situata al confine fra scienza e arte, che presuppone un’autentica passione per l’indagine sulle zone d’ombra della storia. Che si tratti della nascita del Punt e Mes, o delle vicende di Rosa Ponselle, cantante lirica dei primi novecento, alla quale aveva dedicato una personale da Alexander and Bonin, a New York nel 2000.
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