La produzione pittorica di Arnold Schönberg, settanta dipinti a olio e circa centosessanta acquerelli e disegni (la GAM espone 67 opere), fu particolarmente intensa fra il 1906 e il 1912. No si considerava un vero pittore: “Sono senza alcun dubbio un outsider, un amateur, un dilettante”. E ancora: “io non ho mai visto dei volti, ma quando guardo la gente negli occhi, non colgo che i loro sguardi. Un vero pittore può afferrare d’un sol tratto la persona intiera. Io non riesco che ad afferrare la sua anima”.
Molti ritratti appaiono come teste decollate, segnate da una tragica melanconia. Tra i volti resi intensi la coppia di acquerelli Il conquistatore-Il conquistato lascia intravedere notevoli implicazioni psicoanalitiche: testa alta e magra quella del conquistatore, quasi stralunato Hitler ante litteram; testa rossastra d’accidioso, tozza e schiacciata, quella del conquistato.
Condividendo con la cultura mitteleuropea della sua epoca nozioni quali ‘anima’ e ‘inconscio’, non stupisce che il percorso artistico e intellettuale del padre della Dodecafonia sia poi approdato alle estreme vette mistico-religiose del Moses und Aron e delle ultime opere musicali. Occorre dire che, almeno per l’importanza espressiva che Schönberg le attribuiva, è probabilmente inesatto considerare semplicemente secondaria la pittura di Schönberg rispetto alla sua musica: tuttavia di fronte alle opere esposte alla GAM si può provare un qualche imbarazzo, come nel trovarsi di fronte a certe manifestazioni tormentate e artisticamente imperfette di un genio creativo per altri versi straordinario e assoluto.
A lungo sospettati di destare interesse esclusivamente a causa dell’identità dell’autore, i dipinti di Schönberg furono parzialmente motivati, almeno intenzionalmente, da esigenze economiche: la Neue Musik non si era ancora affermata, e dipingere, eseguire ritratti per un pubblico borghese, pareva a Schönberg un possibile modo di sbarcare il lunario, per altro con piena coscienza del proprio valore di musicista, se non di pittore (fino ad affermare profeticamente che in futuro i suoi quadri sarebbero stati valutati come le opere di un grande compositore).
A causa della disparità di valore tecnico ed estetico è difficile cogliere l’eventuale nesso tra l’inquietudine della dinamicissima musica, attivamente tragica, di Schönberg e la sua pittura, statica e sofferente. Nei dipinti, più che nei disegni, nelle caricature e nei bozzetti di scena esposti (c’è anche un mazzo di carte da gioco disegnate dall’artista), appare manifesta una passività nevrotica senza riscatto, smentita soltanto dalle opere musicali di uno dei più grandi compositori di tutti i tempi.
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edoardo acotto
mostra visitata il 4 febbraio 2003
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Bell'articolo... è curioso che grandi artisti non pittori, se vi si cimentano, si esprimono in poetica quasi opposta alla loro principale... e in modo simile tra di loro?
... provate a guardare i quadri di uno dei più grandi drammaturghi del Novecento tedesco... dello svizzero Friedrich Duerrenmatt... meno espressivi quelli di Schoenberg, ma hanno una similitudine sorprendente...