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fino al 17.V.2008 | Francesco Clemente | Torino, Galleria In Arco

di - 2 Maggio 2008
A Torino è di scena Francesco Clemente (Napoli, 1952; vive a New York), artista di fama internazionale, condotto alla consacrazione al Guggenheim di New York e a Bilbao nel 1999-2000 da una lunga carriera costellata da mostre in giro per il mondo. Per celebrare una vita vissuta con grande intensità, all’insegna della più coerente ricerca artistica.
Della Transavanguardia incarna i valori più puri. Il suo linguaggio è lampante, acuto e lacerato contemporaneamente. I riflettori sono puntati sull’immagine: da quel ritorno senza ombra di nostalgia alla tradizione pittorica, arricchita di nuovi contenuti e densa di simboli, emerge l’urgenza di setacciare un mondo interiore, alieno ai conflitti dell’esteriorità, sempre più ancorato alla propria materia.
Achille Bonito Oliva afferma, relativamente alle opere degli anni ‘70, dichiarandole indispensabili per ristabilire concretamente rotture e squilibri nel sistema delle ideologie politiche, psicoanalitiche e scientifiche che tendevano a ricondurre il frammento alla totalità, che solo l’arte può essere metafisica, attraverso la possibilità di fondare il frammento dell’opera come una totalità che non rimanda ad altro valore esterno al proprio apparire. In questo senso l’arte trova dentro di sé l’energia necessaria per costruire le immagini, estensioni dell’immaginario individuale che diventa valore oggettivo tramite l’intensità dell’opera”.
L’immediatezza del segno, come una scarica, un bisogno primario di comunicare l’essenziale, appare in tutta la sua esuberanza nei disegni in mostra nella galleria di Sergio Bertaccini. Ritroviamo un esempio dei celebri autoritratti, su carta datata 1980, e numerosi disegni successivi, dove l’utilizzo di diverse tecniche è improntato al medesimo linguaggio, quello della mente, che viene scandagliata e rappresentata sulla base di pulsioni, desideri e paure.
Per Clemente non esiste una sola verità, ma tante quanto sono i volti che riesce a delineare; non esiste una sola estasi finale, ma tante quante ne riesce a percepire. Il suo essere corporeo è lontano dalla rappresentazione “chimica” della modernità, la sua carne è mera rappresentazione e niente più. Tutto è cerebrale, analitico, freudiano.
Nella Gaia Scienza, Nietzsche scrive: “Noi cresciamo come alberi -questo è difficile a comprendersi come lo è ogni vita- non in una sola direzione, ma sia in alto che fuori, sia in dentro che in basso; la nostra forza preme ad un tempo nel tronco, nei rami e nelle radici, non c’è più per noi nessuna libertà di fare una qualsiasi cosa isolatamente… Così è il nostro destino”. Un acquarello del ‘96 sembra illustrare queste righe: un essere umano dà origine a un albero, spinta vitale ed energia, un connubio che si apre a un fiorire del sentimento, una visione della forza generatrice insita nell’essere umano.

Estremamente poetici anche i recenti acquarelli in mostra, forme naturali e animali che si specchiano in curvilinee simmetrie e che vengono esaltati in bagliori di luce. Immagini lineari ed esteticamente piacevoli, forse prive però dell’intensità che accentua il potere di fascinazione che è sempre stato insito nelle opere di Clemente.

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mostra visitata il 18 marzo 2008


dal 18 marzo al 17 maggio 2008
Francesco Clemente
Galleria In Arco
Piazza Vittorio Veneto, 3 (centro storico) – 10124 Torino
Orario: da martedì a sabato ore 10-12.30 e 16-19.30
Ingresso libero
Catalogo con un saggio di Maria Cristina Strati
Info: tel./fax +39 0118122927; info@in-arco.com; www.in-arco.com

[exibart]

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  • clemente, sii tale, per favore: smetti di dipingere e goditi i tuoi soldi

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