La rievocazione di un attimo, di monumenti che fanno parte della storia, di persone “famose”, del loro intimo, della loro essenza, avviene attraverso la terra che li ha sostenuti, gli oggetti che hanno posseduto, gli indumenti che hanno vestito.
La mostra di Cornelia Parker “esplora la dimensione metafisica degli oggetti, rappresentandoli in uno stato di transizione fisica o chimica – dal solido al volatile, dall’unità al frammento, dalla staticità al movimento, o viceversa – ed evocandone la storia con l’aiuto di titoli descrittivi che li contestualizzano”.
L’oggetto ha una propria esistenza, una propria identità che rimane tale anche se la metamorfosi alla quale sono soggetti li modifica, ma è solo forma, “perché la sostanza è sempre la stessa”. Ne è un esempio “Wedding Ring Drawing, opera “sottovuoto” nata dalla fusione di fedi matrimoniali d’oro; oppure “Pornographic Drawings”, disegni realizzati con il residuo prodotto dalle videocassette di film pornografici, mischiato ad inchiostro ed utilizzato per produrre immagini che si richiamano, in modo non troppo velato, alle macchie di Rorschach.
Interviene sulla materia per darle un senso nuovo, arricchirla. Inquieta e profonda “Shared Fate” (Oliver), bambola tranciata con la ghigliottina che decapitò Maria Antonietta, nata con l’intento di demistificare l’oggetto (ghigliottina) dal punto di vista storico, si pone come riflessione della costante insinuazione del passato nel presente.
Si caratterizza per la molteplicità degli stili adottati: dagli oggetti ritrovati come la camicia da notte di Mia Farrow indossata per “Rosmery’s Baby” o la coppia di abiti – uno maschile e uno femminile – appesi alla parete e “distrutti” da fori di proiettili di lusso – monete per lei, scarica di perle per lui – fino alle sculture, alle installazioni, alle fotografie.
Costante è il richiamo a ciò che era.
Suggestivo il risultato finale di un’esposizione eterea, sospesa tra fisico e metafisico. Castelli d’aria come “Composition with Piano” realizzata con tizzoni recuperati da una cappella bruciata in cause sospette. Storico, il cumulo di terra proveniente dal cantiere per il riassestamento della Torre di Pisa e “manipolato”, per volere dell’artista, dalla fantasia dei bambini; poeticamente tristi le nuvole di “Avoided Object”; immagini scattate con la macchina fotografica di Hoess, comandante del campo di sterminio di Auschwitz.
In costante, irrequieto movimento, Parker vuole dimostrare a se stessa, prima che a tutti gli altri, la capacità di potersi esprimere in diversi modi, “rifiutando i limiti di uno ‘stile firma’ “, sottolinea Ewa Lajer-Burchart nel saggio “La Metamorfosi”.
Cosa vuole esprimere Cornelia? “Ciò che esplora può essere inquadrato come un grande continuo materico, che comprende diversi tipi di oggetti, la cui esistenza ed identità sono assicurati dai confini che li separano l’uno dall’altro. Il metodo dell’artista interviene in tale continuo e ridisegna i propri confini interni, dando quindi, una nuova morfologia ad un determinato campo del significato”. (Ewa Lajer-Burchart – “La Metamorfosi”).
La ricchezza di immagini in catalogo permette di cogliere l’intero percorso artistico dell’artista, avvalendosi del contributo di due testi critici, che si soffermano in modo particolare sull’uso e sul significato degli oggetti che compongono e animano le sue installazioni. Il volume si apre con la documentazione fotografica della mostra, che raccoglie circa 60 opere prodotte negli ultimi cinque anni, per poi ripercorrere i lavoro dell’artista inglese attraverso immagini di installazioni, disegni e fotografie, dagli anni Ottanta ad oggi, e chiudersi con una aggiornata e completa bio/bibliografia.
Federica De Maria
vista il 28 aprile 2001
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