Nato a Philadelphia nel 1958, James Hyde vive e lavora a New York. Il suo lavoro si muove sostanzialmente intorno alla rielaborazione della pittura astratta novecentesca, ispirandosi, soprattutto per la sottile componente ironica, all’opera di Duchamp. Le sue sono opere intense, che appaiono ancor più interessanti se confrontate con l’impostazione teorica che le sorregge.
I lavori esposti per la prima personale torinese vanno
Nella sua pittura tutto è sempre sottoposto ad un’incessante trasformazione creativa: in tal modo si attua un movimento affascinante, in cui la pittura esce dallo spazio tradizionale della tela per invadere gli oggetti e le cose intorno a sé. Ciò che muta al variare dei materiali e dei colori, nelle parole dello stesso Hyde, non è la visione del nostro mondo, né tantomeno quella che noi abbiamo del nostro io: si tratta piuttosto di un esperimento ben più profondo e coinvolgente, che ha da fare con le modalità secondo cui “specifiche circostanze dell’atto di vedere possono riconfigurare noi stessi” e la nostra stessa immagine così come la percepiamo, nella totalità dei rimandi esterni.
La pittura ha da fare qui con una nozione di spazio particolarmente profonda e articolata, che converte la superficie (ogni superficie) in un’opera multidimensionale. E’ così che la corporeità della pittura si fa viva e si trasforma in storia e narratività, intrecciando in sé tempo e spazio.
Le definizioni di Hyde della pittura come body art e text art sono ricchissime e intense. Con grande consapevolezza, l’opera di Hyde si dispone infatti a una quantità infinita di riflessioni circa lo statuto stesso del dipingere e le sue qualità performative.
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Fabryce Hybert
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maria cristina strati
visitata giovedì 30 maggio 2002
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Belle ed interessanti le opere di James Hyde.
Bello l'articolo.