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fino al 20.X.2007 | Giuseppe Pietroniro | Torino, Galleria Maze

di - 16 Ottobre 2007

Per Giuseppe Pietroniro (Toronto, 1968; vive a Roma) l’indagine spaziale si fa esperimento minimale, costruzione ridotta all’osso. Da sempre interessato al rapporto tra presenza fisica e spazi d’attraversamento, tra identità e luoghi abitativi, l’artista romano approda a un linguaggio più spoglio, a una sintassi asciutta e diretta. Continuando a schermare d’ironia la sua lente investigativa, si prende gioco del pubblico, forse pure di sé stesso, come non manca di sottolineare l’ironico testo del curatore Francesco Stocchi, esibito -opera tra le opere- su una parete della galleria.
Il termine che titola la mostra, perluciditas o traslucidità, dà la cifra umorale, visiva e ideale del progetto, laddove il gioco del vedo-non vedo si configura come provocazione lanciata allo spettatore da parte di un luogo che appare come non è, e che è come non dovrebbe apparire.

Pochi elementi in ballo, giusto quel che occorre per con-fondere, sottrarre ed eccedere, procedendo lungo il binario semi-opaco che segna l’ambiguità intrinseca al visibile. L’entrata principale è bloccata da una porta trasparente, oscillante. Una porta fittizia che non si scorge da lontano, che non si svela ma rivela lo spazio al di là. L’invisibilità, per paradosso, è esibita, tradotta in cosa concreta. È il senso della contraddizione a definire l’ingannevole oggetto, privato della sua funzione: la porta non si apre e non si chiude, dondola ma non si sposta, si vede a malapena, è impossibile scansarla nonostante appaia più piccola dell’uscio.

Poi, dopo la soglia ostruita a sorpresa, la stanza inutilizzabile. La sala centrale è invasa dalla gigantesca pala di un ventilatore, oggetto fuori-misura, talmente grande da non riuscire a girare tra le quattro mura. L’aria si muove solo sul piano dell’immaginazione, mentre i tre bracci rotanti -uno incastrato nel muro, gli altri due a sbarrare gli ingressi laterali- impediscono la fruizione del luogo e dell’arnese stesso. Ancora uno smacco per la funzione, ma stavolta è il super-visibile ad essere ostentato: l’utensile, divenuto eccessivo, approda all’immobilità forzata, al silenzio.

E se la porta trasparente è una barriera invisibile, gli accessi laterali sono solo apparentemente impraticabili. Le due pale che sfondano le vetrate lasciano un’intercapedine che consente il passaggio nell’ambiente; peccato che, una volta dentro, la deambulazione risulti frustrata, interdetta dall’ingombrante oggetto.

Il rumore di un ventilatore in azione viene riprodotto nel vuoto della stanza accanto, ad evocare quel movimento che non c’è. L’installazione sonora funziona come traccia fuorviante, ennesimo frammento fasullo di una realtà divenuta sproporzionata, burlesca.

Spiccano sui muri i progetti dell’installazione, bozzetti a matita con effimeri interventi di colore. La carta di riso è serrata tra due lastre di plexiglas, mentre il bianco percepito come sfondo altro non è che la parete stessa; è come se i fogli -afflosciatisi accidentalmente- galleggiassero idealmente nel vuoto, privi di un vero supporto. Un ultimo inganno visivo, per raccontare la storia del controverso rapporto fra opacità e trasparenza, realtà e illusione, visibile e invisibile.

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mostra visitata il 9 ottobre 2007




Giuseppe Pietroniro – Perluciditas
a cura di Francesco Stocchi
Galleria Maze
via Mazzini, 40 (Borgo Nuovo) – 10123 Torino
Orario: dal martedì al sabato ore 15.30-19.30
Ingresso libero
Info: tel +39 0118154145; fax +39 0115690138; mail@galleriamaze.it; www.galleriamaze.it


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