I pesci d’alto mare sono così abituati a sopportare il peso di migliaia di braccia di acqua che se li si porta alla superficie scoppiano. Possibile che anche lei fosse un pesce d’alto mare, capace di sentirsi a suo agio solo sotto la pressione dell’esistenza? Scriveva così Karen Blixen, in un racconto, a proposito della natura di una giovane donna.
Torna in mente questo brano, guardando le opere in mostra delle due austriache Ulrike Lienbacher (Oberndolf,1963) e Eva Schlegel (Hall, 1960): non si può fare a meno di pensare al peso dell’esistenza della donna, spesso complice e vittima di se stessa.
Eva Schlegel realizza immagini sfocate rubate da riviste e inquadrature video e le ricopre di strati di smalto scuro o le applica direttamente su vetro. Inevitabile il richiamo a Gerhard Richter, che una quarantina d’anni fa sovvertiva la pittura realizzando serie di opere fotografiche dai soggetti effimeri in cui il trattamento pittorico sfocava l’immagine fino a renderla irriconoscibile.
Il soggetto però qua è femminile ed è sovradimensionato. Si manifesta e si nasconde in un gioco che rivela appena i contorni di esili forme. Il corpo anima le segrete pulsioni ma non le dichiara esplicitamente, dà allo spettatore/voyeur il privilegio di esplorarle e di immaginarle da sé. La straordinaria dimensione di questi lavori fa in modo che essi coinvolgano lo spazio imponendosi sia fisicamente che emotivamente.
A far da contraltare a questi ultimi la serie delle opere in negativo, dalla componente narrativa e dalla spiccata drammaticità intrinseca alla tecnica prescelta, fatta di chiari e scuri misteriosi quanto evocativi di una dimensione lontana.
Uriche Lienbacher invece disegna con tratto chiaro e deciso riti della vita quotidiana femminile evidenziandone la gestualità meccanica: norme sociali ormai divenute
Sono inoltre presentati dodici oggetti creati da Uriche Lienbacher vivacemente colorati, che ricordano grosse zucche, dalla forme piene ed armoniose, rappresentazioni delle aggraziate curve femminili.
Utilizzando mezzi diversi, le due artiste tentano di parlare degli aspetti segreti e non dichiarati dell’emisfero femminile, che viene rappresentato da entrambe attraverso il corpo. Un corpo che perde la sua unità per frammentarsi e smaterializzarsi in lavori dai toni apparentemente delicati, ma dalla potente valenza simbolica.
monica trigona
mostra visitata il 15 dicembre 2004
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