Nell’ampia sala al pian terreno della galleria i grandi scatti di Steve Giovinco (Usa, 1961) sembrano trovarsi perfettamente a loro agio. Forse perché in questo luogo, ai margini della zona centrale cittadina, si respira quella pace surreale e atemporale, tipica delle zone periferiche, che è in completa sintonia con le atmosfere evocate dalle fotografie. O forse perché solo uno spazio così grande e arioso riesce a contenere tanti spunti narrativi.
Sono scatti che sembrano raccontare storie diverse, che magari potrebbero, come nelle migliori narrazioni bukowskiane, intrecciarsi alla fine in un unico racconto di vita dai toni crudi e popolari, ma estremamente poetici.
I contorni non definiti, a causa dell’uso della sola luce naturale, conferiscono all’immagine una qualche sacralità che si scontra con l’estrema semplicità dei soggetti immortalati. Uomini e donne “normali” sono scrutati con un obiettivo che ne vuole mostrare l’essenza più intima in un unico momento, che si fa grande nelle dimensioni, come per far uscire dall’area circoscritta della cornice un messaggio ulteriore.
Ma sono gli spazi naturali i reali protagonisti delle fotografie di Giovinco, vere e proprie scenografie per un ipotetico teatro dell’assurdo. Pochi elementi appaiono chiari in mezzo al buio della notte che tutto inghiotte, epifanie che rivelano l’essenziale di una dimensione immaginifica. Come in “Aspettando Godot” di Samuel Beckett, dove a far da scenografia era un unico salice, in queste fotografie, i paesaggi, volutamente immortalati nelle ore serali, sono mostrati solo attraverso pochi elementi illuminati dalla luce crepuscolare.
E questa luce sullo sfondo, che restituisce allo scatto i suoi oggetti, reca con sé quel senso d’attesa che rendeva il teatro dell’assurdo una vera e propria sfida nell’abolizione della rappresentazione, in favore della pura presenza.
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ma basta con ste boiate di interpretazioni letterarie!! ma finiamola, via, con tutte ste mostre straordinarie che rendono possibili addentellati a beckett, shaekspeare e via dicendo. ma un po' di senso del ridicolo! ma quale teatro dell'assurdo!
Io per ridere e sdrammatizzare compro Topolino, se invece cerco una critica costruttiva all' arte contemporanea, sono ben contento di trovare articoli che sappiano rendere l'idea dell'arte minimalista di Giovinco, così come è riuscita a fare la brava e bella Monica.