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fino al 22.V.2010 | Piero Ruggeri | Torino, Giampiero Biasutti

di - 2 Aprile 2010

I neri sontuosi, attraversati da guizzi di luce, erano il
suo pezzo forte. E non potevano certo mancare in questa
mostra-omaggio a Piero Ruggeri
(Torino, 1930 –
Avigliana, Torino, 2009), a un anno esatto dalla morte e a ottant’anni dalla
nascita.

Quarant’anni di pittura, dal 1960 al 2000, scorrono
impetuosi sulle pareti della galleria, mettendo in evidenza una parte
importante della sua storia creativa, sempre e comunque intrecciata alle
proprie esperienze personali. Come la tela Vento tra i rovi (1974), che testimonia il nuovo
rapporto instaurato con la natura, vissuta quotidianamente dopo essersi
stabilito a Battagliotti di Avigliana, nella casa di famiglia situata ai
margini di un bosco, dove aveva già trascorso i difficili anni della guerra.
Attraverso un intrico nervoso di segni spezzati,
frantumati, tesi a indagare dall’interno il corpo pittorico e, nello stesso
tempo, a rivelare antiche ferite umane, mai rimarginate, Ruggeri dipingeva
continuamente se stesso. In un’evoluzione perenne, fatta di continue svolte,
cicliche crisi e tentativi di superamento mai del tutto risolti, ma pur sempre
ascrivibili all’area dell’Informale, un’impronta culturale che prevede una
simultaneità di intuizione e di attuazione dell’immagine.

Un’immediatezza e una velocità di esecuzione che, col
passare degli anni, si è trasformata in una più pacata ricerca di durata, di
assoluto, da realizzare attraverso la contrazione del dato cromatico. Ne è un
esempio Pilastro II (1986), un monocromo rosso, legato nuovamente al motivo
naturalistico, in quanto caratterizzato da una materia pittorica spessa che
evoca la durezza della parete rocciosa. Perché la sua era una ricerca che si
rinnovava e allo stesso tempo ritornava sugli stessi temi, che sono quelli
della natura, dell’uomo e della loro reciproca solitudine.
Inseparabile compagna e musa ispiratrice, necessaria a
definire il suo rapporto col mondo, sempre coerente con l’integrità morale del
proprio fare pittura. Sul quale agiva fortemente la sua profonda cultura,
riferibile a diversi ambiti della conoscenza: dai testi di letteratura, in
particolare quella americana del secondo dopoguerra (William Faulkner), alla
musica jazz di John Coltrane e Charlie Parker, fino a giungere all’arte europea
del Seicento, alla quale Ruggeri ha dedicato un intero ciclo di dipinti, tra il
1956 e il 1960. Quelli che il critico Carlo Volpe definì del cosiddetto “periodo
nero
”, per
indicare queste opere dalle tinte scure, dove prevale appunto il nero, inteso
non come semplice sfondo ma come colore principale, con la funzione di
costruire l’immagine del quadro.

Un po’ quello che avviene in Rembrandt e Caravaggio, dove il nero ha la funzione di
modellare i corpi dei personaggi protagonisti delle tele. Due artisti che
Ruggeri non ha mai smesso di amare, come dimostra l’opera Da Caravaggio. La
morte della Vergine
,
realizzata nel 2000 e in mostra a Torino, a ricordare come quel particolare
momento storico sia stato capace di offrirgli le suggestioni più adatte a
stabilire un dialogo concreto con l’attualità. Per lui, un eterno presente da
combattere sulla tela.

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claudia
giraud

mostra visitata l’11 marzo 2010


dall’undici marzo
al 22 maggio 2010

Omaggio a Piero Ruggeri. Opere dal 1960 al 2000
Galleria Giampiero
Biasutti
Via della Rocca, 6/b (Borgo Nuovo) – 10123 Torino
Orario: da martedì a sabato ore 10.30-12.30 e 15.30-19.30
Ingresso libero
Info: tel. +39 0118141099; fax +39 0118158776;
info@galleriabiasutti.com; www.galleriabiasutti.com

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Visualizza commenti

  • un grande artista che in queste righe emerge nitido, un'immagine luminosa, vista nell'impossibile controluce dei suoi neri..

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