Il tema della festa è una costante nell’opera di Lara Favaretto (Treviso, 1973. Vive a Torino), vincitrice di borse di studio alla Fondazione Querini Stampalia, al P.S.1 di New York e al Castello di Rivoli. Quando nell’inverno 2002-03 venne invitata a “Eldorado” presso la Gamec di Bergamo, la performance inaugurale portò per la città alta quattordici grandi sculture indossabili in cartapesta (la stessa performance venne ripetuta mesi dopo a Trento, dove i fantocci vennero fatti indossare ai componenti della locale squadra di calcio). Un rito pagano gioioso e surreale che attraversò le strette vie del borgo, indicando un approccio che già era cifra stilistica riconoscibile.
Nella mostra allestita da Franco Noero, Favaretto non smentisce questa linea guida e prosegue una indagine che si situa al confine fra l’arte contemporanea e l’antropologia della festa e del dono, attribuendo un peso inaggirabile alla relazionalità. Nel neoinaugurato spazio della galleria, tre sono i lavori esposti, che si inseriscono nel progetto in progress Giving you a day . E la festa permane come elemento centrale, seppur spiazzato in maniere sempre differenti. Così, i cinque piccoli disegni a parete realizzati con la penna a sfera nera su gomma, si rivelano essere assai più estesi quando la gomma si trova in tensione, cosicché -una volta rilasciata- essi diventano miniature parzialmente distorte di sé stessi. Anche l’albero che costituisce il perno della mostra, con il suo gigantismo fiabesco e i colori squillanti, nasconde una sorpresa. Se non ci si fa bloccare dal timore reverenziale e ci si adagia sulla seduta-prato che circonda Figlio Unico (2004), i suoi rami rivestiti in feltro si accasceranno su di noi, disarticolandosi come burattini. Ancora nella medesima ottica rientra Twistle (2003), una bombola d’ossigeno al cui bocchettone è applicata una trombetta da festicciola, di quelle estensibili a fiato.
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