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Fino al 25.V.2002 | Joel Peter Witkin – Pernicious ideology of redemption | Torino, Galleria Infinito ltd

di - 15 Aprile 2002

Il 4 aprile scorso ha inaugurato presso la Galleria Infinito Ltd la prima personale torinese dedicata all’opera di Joel Peter Witkin dopo la mostra al castello di Rivoli del 1995. La mostra, curata da Patrick Amine, raccoglie alcuni tra i più significativi lavori dell’artista dal 1980 ad oggi e testimonia lo sviluppo di una ricerca di eco internazionale, capace di concentrare in sé in un unico sguardo la vita e la morte, l’armonia e la mostruosità dei soggetti e delle forme, fino a giungere ad un risultato artisticamente complesso, di forte impatto pittorico, emotivo ed estetico.
Entrando nelle sale della galleria lo spettatore si trova di fronte a una serie di lavori in bianco e nero di differenti dimensioni e appartenenti a diversi periodi, ma tutti uniti dall’unica ricerca artistica e estetica: sono fotografie di corpi umani senza vita recuperati ed esaltati ad una dimensione artistica, ma anche deformati, feriti, brutalizzati, e che tuttavia ritrovano un gusto sensuale e artistico quasi intollerabile. Sono anche creazioni e rivisitazioni della storia dell’arte e della pittura tra depravazione e religiosità, che generano insieme disgusto e attrazione.
La mostruosità originaria dei soggetti è mutata alchemicamente in una bellezza sofisticata e deforme, in un’armonia e un estetismo così sottili e decadenti da sfiorare l’orrore e il disgusto. Vediamo corpi umani graffiati, tagliati e ricomposti come ingredienti di una macabra gastronomia dell’anima e sembra quasi di trovarsi davanti all’opera di un folle, al tempo stesso un maniaco e un redentore. Le pose dei corpi e le composizioni hanno sempre espliciti rimandi alla storia dell’arte, con un particolare attenzione alla pittura, con riferimenti anche espliciti a Vélasquez, a Ruben, Matisse, Goya, De Chrico, Mirò, e via di questo passo. Le fotografie di Witkin sanno sempre mettere lo spettatore in uno stato d’animo teso tra fascinazione e repulsione: lo attirano a sé e lo respingono in un gioco infinito, a mostrare il retrogusto ripugnante e morboso della bellezza estrema e disumanizzata, e insieme la fascinazione nascosta e indecente di immagini e soggetti innaturali e orrendi.
Così l’occhio dell’artista sembra manipolare in segreto e il paradosso dell’esistenza umana: il suo essere poco più di un filo teso e bellissimo tra vita e morte, peccato e redenzione, conoscenza scientifica e misteriosa religiosità. E tuttavia Witkin non lotta con lo spettatore, non lo impaurisce, pure se non lo seduce e non lo sostiene. Piuttosto lo turba e lo affascina, lo attira a sé per mostrargli la sua propria indolenza. E intanto gioca con i soggetti e con i riferimenti storico-artistici fino a creare lavori unici e impressionanti in cui la vita e la storia, entrambe decedute alla percezione e al ricordo, ritrovano una vita insperata, meravigliosa e indegna al tempo stesso. Il risultato è qualcosa tra la charogne di Baudelaire e la bellezza gravissima dei preraffaelliti: un amore così puro, violento e disperato da sfiorare la depravazione e la necrofilia.

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Miart 2002
The Year of Tibet Portfolio, Roma, Galleria Minima Peliti Associati
link correlati
www.infinito-ltd.com


Maria Cristina Strati
Mostra visitata il 4 aprile 2002


Joel Peter Witkin. Pernicious ideology of redemption
Dal 4 aprile al 25 maggio
Torino, Galleria Infinito ltd, via Carlo Alberto 5
orari mart/sab 15,30/19,30
tel./fax. 011/837349 galleria@infinito-ltd.com
catalogo con testi di Patrick Amine, in corso di stampa>

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