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Fino al 26.VI.2001 | Paolo Valle – Teknos | Torino, Palazzo Reale – Sale dell’Archivio di Stato

di - 28 Maggio 2001

Il primo impatto con le opere di Valle lascia un senso di confusione. Sono un esplosione di colore concretizzatosi in immagini metaforiche che rimandano ad altro…
Egli mette sulla tela i suoi sogni, gli interrogativi, i ricordi. Ricordi di viaggi che vanno dagli oggetti e personaggi semplici come una scala, una caffettiera, un cane, fino ai simboli della ricerca errante; gli uomini senza volto né forma definita, stilizzati, resi pura anima, che invadono – seppur con estrema discrezione – ogni momento pittorico dell’artista.
Ogni dipinto – sono circa trenta quelli esposti nelle sale dell’Archivio di Stato – è un diario di bordo scritto con il colore che, nelle parole dell’artista è “materia sensuale, tattile, che si manifesta fisicamente sulla superficie della tela”.
“E’ l’elemento che io ho scelto per viaggiare attraverso la memoria del mondo sensibile”.
Valle, infatti, è un grande viaggiatore, soprattutto per mare, capace di trasformare in immagine quel senso di libertà misto ad eccitazione tipico di chi, avventuriero per natura, ama esplorare nuovi orizzonti, siano questi intimi o geografici.
Il viaggio “è puro simbolo del desiderio, la cui ripetizione è un’istanza affermativa che accetta il desiderio nella sua potenza e nella sua autonomia rispetto alla cultura e alla soggettività”.
Fatto tesoro delle lezioni di Oskar Kokoshka e di Picasso, che ricorda nella spontaneità del gesto accompagnato da un severo rigore stilistico, Valle racconta delle microstorie che hanno per protagonisti oggetti minimi che in qualche modo l’hanno attratto. Ognuno di questi racconti è, però, solo una tappa di un “itinerario lungo come l’esistenza”, scrive Luciano Caprile in “Il percettivo navigatore dell’esistenza”.
Avvicinandosi ai quadri e perdendo la visione complessiva dell’opera si entra in contatto con il colore. Pennellate decise – di nero e blu con qualche concessione al giallo – si interrompono di netto ed è quasi come se “il movimento della mano cercasse di seguire il movimento di una scena che la precede e che è impossibile trattenere”.
Egli “non si ferma mai col pensiero e coi gesti”, il suo sguardo è, infatti, rivolto al futuro ma al contempo si nutre della memoria.
La pittura diventa, quindi, un mezzo per rivivere il passato così com’è stato metabolizzato e rielaborato dalla mente, privilegiando quel particolare o quella sfumatura, che ne colgono l’intima essenza.
Considerato dalla critica un artista di livello internazionale, le cui opere sono presenti nei principali musei di Svezia, Finlandia, Cile, Sud Africa, Valle, non è solo un poeta della memoria, egli, infatti, ama il confronto con la modernità che porta all’incontro tra arte e tecnologia. Per questo motivo una delle sale dell’Archivio è stata “invasa” da una macchina etichettatrice collocata su un piedistallo, simbolo dell’efficienza e della specializzazione ma al contempo espressione del muro che ci separa dalla poesia del viaggio, dalla scoperta degli orizzonti e dei mari.
Intervenendo con la pittura su alcune fotografie su tela della macchina esposta, l’artista cercherà di abbattere il muro alla ricerca della felicità.
La mostra è patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Regione Piemonte, dall’Archivio di Stato e dall’INAC (Istituto Nazionale d’Arte Contemporanea).
Sponsor della mostra è la ETIPACK, azienda leader nel settore dell’etichettatura.

Federica De Maria
vista il 25 maggio 2001



Paolo Valle “Teknos” – 25 maggio – 26 giugno 2001
Torino: Palazzo Reale – Archivio di Stato; P.zza Mollino
Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 18; sabato dalle 10 alle 13; domenica chiuso
Catalogo: a cura di Luciano Caprile, Edizioni Verso L’Arte



[exibart]

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