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fino al 27.II.2011 | Modernikon | Torino, Fondazione Sandretto

di - 3 Novembre 2010
In numerose esposizioni si è
ripensato alla modernità e all’eredità di un’epoca che ancora sembra non aver
trovato fine. Sia nel “Post-post-moderno” che nel più recente “Altermodern”, si
è però spesso guardato alla modernità da una prospettiva eurocentrica,
escludendo realtà che, benché sotto regime, avevano maturato idee e forme
precise. Tra queste, l’ex Urss.

Ciò che emerge nella mostra
d’inizio stagione alla Fondazione Sandretto è una geografia dell’arte
contemporanea russa che contempla una rara vivacità di quelli che – in periodi
di repressione – nel comune immaginario si ipotizzano come tempi bui. In Modernikon si legge una continuità con
la tradizione, ma in termini di rilettura concettuale, formale ed espressiva di
ciò che è stato, con piena consapevolezza della storia.

Moderno è quindi l’essere
sospesi tra oggi e ieri. E non nostalgicamente. Passando invece attraverso il
concetto di avanguardia, non più radicale, ma socialmente attenta alla
posizione che ogni singolo occupa nel contesto in cui opera. Il centro è dunque
l’opera d’arte, come dichiara Anatoly
Osmolovsky
, protagonista dell’Azionismo moscovita e artista presente in Modernikon. Sua è Rot Frot Remains, una serie di sculture in bronzo che riproducono
in grande scala la forma di una sostanza malleabile stretta da un pugno chiuso.
È il vuoto interstiziale, l’assenza facilmente riconducibile al pugno chiuso
del comunismo.

Un’altra riflessione sul
fallimento ideologico è Egalité,
video di Elena Kovylina. Si tratta
di una performance in cui 11 persone di diversa condizione sociale stazionano,
in una giornata invernale, su altrettanti sgabelli di differenti altezze. I
loro capi disegnano una linea orizzontale, simbolo dell’uguaglianza
democratica, ma del tutto illusoria, poiché lo stesso diritto – dopo la caduta
dei soviet – sembra esser stato sostituito dall’omologazione di massa e dal
pensiero unico.

Dmitri Gutov, profondo conoscitore dell’arte occidentale,
traduce tridimensionalmente in ferro tre disegni di Rembrandt. A metà tra figurazione
e astrazione, ciò che è fisicamente presente è il gesto rapido della mano che
traccia su un foglio un bozzetto, sagoma metallica dai contorni sottili e
annodati che cambiano a seconda del punto di vista. Nel giovane David Ter-Oganyan, invece, è la critica
al colonialismo. Sentita come urgenza anche nella Russia post-sovietica, è qui
filtrata attraverso uno sguardo sull’occupazione europea. Le silhouette
pseudo-suprematiste che disegnano i Paesi del continente africano ricordano le
forme delle divisioni territoriali dei Paesi dell’Asia Centrale, le
ex-repubbliche socialiste assoggettate alle ambizioni imperialiste di Stalin.

Per quanto intimi, che partono
cioè da una personale risposta al contesto politico-sociale respirato, i lavori
in mostra sembrano tesi verso una monumentalità; un’idea formale che diventa
forte presenza. Così è nei corpi di Andrey
Kuzkin
. Seppur giganti, i Levitation
Heroes
paiono bambini soli e precocemente invecchiati, la cui la pelle –
reale stratificazione di pagnotte di pane – allude al disfacimento. L’artista,
unico eroe levitante su un’amaca sospesa durante la performance, diventa, nella
sua nudità, memento mori dell’esistenza.

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Anatoly
Osmolovsky alla Biennale di Mosca 2009

David
Ter-Oganyan alla Prometeo gallery

claudio
cravero

mostra visitata il 23 settembre 2010


dal 23 settembre 2010 al 27 febbraio 2011

Modernikon. Arte contemporanea dalla Russia

a cura di Francesco Bonami e Irene Calderoni

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Via Modane, 16 (Borgo San Paolo)
– 10141 Torino

Orario: da martedì a domenica
ore 12-20; giovedì ore 12-23

Ingresso: intero € 5; ridotto €
3; gratuito il giovedì ore 20-23

Catalogo disponibile

Info: tel. +39 0113797600; fax
+39 01119831601;
info@fondsrr.org; www.fondsrr.org

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