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fino al 27.II.2011 | Silvia Giambrone | Torino, Ferramenta

di - 22 Febbraio 2011
Una cantina in mattoni, un insieme di nicchie e anfratti
intimi: è lo Spazio Ferramenta, nuova venue
culturale underground del capoluogo torinese. A inaugurarlo, una mostra e una
perfomance, dove artista e musicisti si mescolano a livello sonoro e fisico.
Quando, cioè, il corpo diventa percussione.

A tratti sacrificale, come le azioni a cui ci ha abituati Marina Abramovic, in Fuori di me
Silvia Giambrone (Agrigento, 1980; vive a Roma) “offre” il proprio corpo
alla musica. Parafrasando Abo
nell’inversione duchampiana fra critico e artista, qui “l’artista
è davvero messa a nudo
dalla natura
della musica
”. Si tratta, in effetti, di un sound che, per essere creato, ha bisogno del
ventre, dei seni e delle membra abbandonate che, tese e al tempo stesso
rilassate, generano suoni, riverberi ed echi. Il corpo di Giambrone è così
filtro, la soglia tra il dentro e il fuori in un flusso continuo di movimenti e
timbri del coro a cui l’artista dà vita e partecipa.

Il battito cardiaco segna infatti l’inizio di una serie di
pattern sonori poi elaborati e interpretati dagli altri attori di quello che,
nel dizionario della musica, è il light
show interattivo
. Nella performance intervengono, con Silvia Giambrone e
allo stesso livello, il percussionista Dario
Bruna
, il trombettista Ramon Moro,
il dj Generoso Gene Urciuoli e Reac Tj, riferimento italiano del reactable experience, strumento musicale
elettronico la cui interfaccia è costituita da un tavolo touchscreen.


In mostra, inoltre, due video e un’installazione. Mentre
in Translation, delicato video di
sapore boettiano nella scrittura con ambo le mani, e in cui l’artista riporta
con gesti musicali e cadenzati due frasi differenti e in lingue diverse, in Eredità è la riflessione sulla seduzione
e le forme di controllo del corpo. Idea nata da Gola Profonda – film cult del 1972 che, data la sua massiccia
diffusione, segna lo “sdoganamento” del cinema per adulti – il video in loop è
costituito da un’inquadratura fissa che, come in uno specchio, ritrae l’artista
in apparenza alle prese con un quotidiano make-up. Il maquillage è in realtà
un’operazione ben più dura, sia da applicare che da sostenere. Si tratta di
ciglia finte, oggetto di seduzione come può esserlo oggi il tacco 12, ma
realizzate in fil di ferro e stagno.

Ricordando i marchingegni protesici di Rebecca Horn, le due pesanti “sculture”
– esposte a lato, in una nicchia della galleria – sono strumenti femminili che
testimoniano il desiderio di attirare a sé il mondo, possedendolo. Quanto di
più attuale è il lavoro di Giambrone dove – nel tempo della soddisfazione dei
desideri, che Zygmunt Bauman descrive come realtà liquida e del piacere no-limit che sfocia in perversione – il
desiderio non è più verso qualcosa oggetto di brama, ma è solo l’insaziabile
desiderio di desiderio.


La relazione forza/fragilità del video segue così un
impulso centrifugo anziché centripeto, cercando di espandersi, fuoriuscire e
protendersi all’esterno. Ininterrottamente.

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dal primo al 27 febbraio 2011

Silvia Giambrone – Fuori di me

a cura di Susanna Mandice,
Raffaella Bassi e Generoso Gene Urcioli

Spazio Ferramenta

Via Gian Francesco Bellezia, 8g (zona Quadrilatero Romano) –
10122 Torino

Orario: da giovedì a domenica ore 20-23 e su appuntamento

Ingresso libero

Info: tel. +39 0114360738; spazioferramenta@gmail.com;
spazioferramenta.blogspot.com

[exibart]

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