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fino al 27.III.2005 | Mario Merz | Torino-Rivoli (to), Gam e Castello di Rivoli

di - 14 Gennaio 2005

Mario Merz (Milano 1925-2003) era d’origine svizzera, nato e morto a Milano. Ma Torino era senz’ombra di dubbio la città nella quale aveva vissuto. Il luogo dove ha sviluppato la propria concezione e pratica dell’arte. Nel capoluogo piemontese era stato detenuto per le sue attività di partigiano, ancora a Torino era stata allestita la sua prima personale nel 1954. Il bagno di cultura che lo ha formato era da parte a parte torinese, certo l’Arte Povera, ma ben prima i dialoghi con Spazzapan, Moreni e Pistoi. Dialoghi talora burrascosi, poiché il “Re Leone” non aveva certo un carattere accomodante.
È dunque per un’infinità di ragioni che Torino non poteva esimersi dal dedicargli una grande retrospettiva, allestita alla Gam e al Castello di Rivoli, nell’attesa che in aprile venga inaugurata la Fondazione diretta dalla figlia Beatrice (anche editrice con la Hopefulmonster). Naturalmente, data la missione e la disponibilità allestitiva delle due sedi, i tre curatori hanno scelto di articolare il percorso in due scansioni cronologiche.
Alla Gam si possono ammirare i lavori meno noti, in particolare la produzione pittorica dagli albori del 1952 alla metà degli anni Sessanta. Proprio del 1952 è il notevolissimo Foglia, letteralmente d’avanguardia nel clima informale coevo, un incernieramento di forme e colori che si confrontano con la temperie dell’epoca, non cedendo ad una vague di maniera.

Lo comunica già il titolo, quel riferimento esplicito e potente all’origine naturalistica dell’olio su tela, all’energia primitiva che sarà la cifra stilistica di tutta la ricerca merziana. L’anno seguente firma Il saldatore, come ricorda Maria Cristina Mundici, lampi di luce presaghi dei celeberrimi neon. Altri lavori visibili in Gam, datati sino al ‘68 e già integralmente “installazioni”, risolutamente superano la forma-quadro. Splendido in questo senso Nella strada (1967): ancora di tele si tratta, ma dotate di cerniere che permettono loro d’aggettarsi, bianche ma bordate da aguzzi rinforzi in metallo laccato rosso. E il candore del tessuto viene attraversato, squarciato dall’attraversamento ripetuto di un neon.

Allora si passa alla seconda parte della mostra. Al Castello vengono esposti lavori forse anche troppo visti. Ma anche in questo caso lo stupore ingenerato dall’allestimento, essenziale e rigoroso, è assai meglio di vari saggi critici verbosi. Veder riuniti in poche stanze alcuni i più splendidi esempi di igloo (fra i quali il Triplo igloo, 1968-84, dalle scomposte pareti in vetro), installazioni come Accelerazioni = sogno, presentata a Kassel nel 1972, e le incombenti bestialità dipinte come Vento preistorico (1981), mettono a nudo definitivamente l’energetica del lavoro di Merz. Quand’anche ci si continuasse a riempire la bocca col “concettualismo”, pur osservando l’essenzialità minimale di Senza titolo (Tavolo per Marisa) (2003), dovremo rammentare la lezione impartita da questa rassegna, che sicuramente resterà incisa nella memoria della storia dell’arte.

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Il sito della Fondazione Merz

marco enrico giacomelli
mostra visitata il 10 gennaio 2005


Mario Merz
A cura di Pier Giovanni Castagnoli, Ida Gianelli e Beatrice Merz
GAM – Galleria d’Arte Moderna
Via Magenta, 31 – 10128 Torino
Castello di Rivoli
Piazza Mafalda di Savoia – 10098 Rivoli (to)
Orario: Gam, da martedì a domenica dalle 9 alle 19; Castello, da martedì a giovedì dalle 10 alle 17, da venerdì a domenica dalle 10 alle 21
Ingresso: Gam, intero € 7,50, ridotto € 4; Castello, intero € 6,50, ridotto € 4,50. Biglietto comprensivo delle due sedi, € 10
Info: Gam, tel. 011-4429518; gam@fondazionetorinomusei.it; www.gamtorino.it. Castello, tel. 011-9565220; info@castellodirivoli.org; www.castellodirivoli.org.
Catalogo edizioni Fondazione Merz, previsto per l’aprile 2005
Vademecum realizzato dal Giornale dell’Arte con testi di Maria Cristina Mundici, Marcella Beccaria e Beatrice Merz


[exibart]



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  • Con la GAM ad adempiere al ruolo di ancella di Rivoli, cosa scontata le poche volte che l'attuale gestione si è occupata di contemporaneo, con tutto il dovuto rispetto per Merz, beninteso

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