Le fotografie e il lavoro video di James Drake presentati presso la Galleria Alberto Peola s’inseriscono nel quadro di una ricerca più ampia, che l’artista sta seguendo e portando avanti da circa dieci anni. Tutte le immagini sono realizzate e riprese nella zona di confine tra Messico e Stati Uniti (in particolar modo nei
Così l’idea della frontiera appare il tema dominante della ricerca: è il luogo di passaggio senza una propria identità precisa, in cui le individualità dei singoli si dissolvono e perdono significato. Sono vite considerate di poco valore e incidenza sociale, soprattutto per un mondo occidentale sempre più improntato alla globalizzazione e alla cultura di massa.
Ma i personaggi delle immagini di Drake, con le loro vite marginali, spesso dense di dolore, malattia e anche violenza, sono persone reali e vere: individui con cui l’artista ha sviluppato relazioni umane e contatti concreti, anche attraverso la collaborazione con associazioni umanitarie (cui tra l’altro è devoluto parte del ricavato dei suoi lavori). Drake appare così incline a sondare la psicologia dei soggetti, aldilà di ogni sguardo turistico o voyeuristico. E’ un avvicinarsi reale e umano e insieme un mostrare artisticamente, sottolineando ed esaltando così la dignità umana di persone costrette ad una vita d’indigenza.
La frontiera geografica diventa la linea immaginaria tra due stati d’animo, due vite possibili, due condizioni esistenziali sempre tese tra speranza e disperazione. Anche grazie a questa avvertita tensione, Drake non cade nel sentimentalismo e nemmeno indugia impietosamente su una condizione di vita effettivamente indigente a vantaggio di un realismo soltanto efficace dal punto di vista espressivo.
Maria Cristina Strati
mostra visitata il 17 gennaio 2002
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