Categorie: torino

fino al 28.X.2004 | Dominique Gauthier | Torino, The Box

di - 26 Ottobre 2004

Hostinato blancs (2004) sono due grandi tele che recano sul bordo del telaio un nastro adesivo candido, a creare un primo dialogo con il grigio chiaro del supporto. Ovviamente il terzo “uomo” di questa storia è la pittura bianca. Come ci comunica il titolo complessivo dei due lavori, quello che qui Dominique Gauthier-Dominguez (Parigi, 1953. Vive a Parigi e Assas) sviluppa è un discorso che si richiama all’omonimo tempo musicale, ossessivo nel suo riproporre suoni cadenzati e iterati. Ma non si tratta solo di un’ostinazione cromatica, poiché quel che assume questa caratteristica è pure la costruzione, dominata dalla figura del cerchio. Che già in sé è una forma di ostinato, basti pensare alle teorie del tempo circolare come eterno ritorno, dall’India classica a una certa lettura seppur semplicistica di Nietzsche.
“La circonscrizione vibratoria dell’“Hostinato” spiega l’artista “è il cammino obbligato d’un cerchio, di un ellisse ripetuto e risonante.” Un ostinato che “impone un’esteriorità, una distanza. La musica bianca espone i muri, gli angoli”. Un ostinato che risuona all’interno della tela ma anche fra le tele e tra queste ultime, intese come serie, e lo spazio architettonico della galleria. Quelle stesse forme non-rettilinee si ripetono, qui come nelle tele della seconda “serie”, a scandire un battito disturbato -termine che va ancora inteso in senso acustico- da forme rettangolari, come a voler inserire un palese elemento casuale in una regolarità che potrebbe sfociare nell’optical. E che invece reca in sé il tremolìo dell’umano.
Gauthier è, in un certo senso, un autentico bricoleur, poiché inventa e costruisce aggeggi che gli permettono di tracciare imprecisamente i propri diagrammi. E non nasconde questa sua attitudine. Basti guardare, specie negli Ermitages (2003-2004), i fori che costituiscono il centro dei motivi circolari. Immaginiamo enormi compassi muniti di pennello, impugnati da un disegnatore impacciato che, con la tela poggiata a terra, s’impegna per far funzionare uno strumento che è costitutivamente aperto a quella stessa fatalità che dà vita. Il ragionamento potrebbe portare a un paragone con quella teoria evoluzionistica in questi ultimi mesi vituperata e relativizzata da una visione del mondo retriva e, nel peggior senso del termine, tradizionalista. Gauthier guarda invece alla contemporaneità, fissa in volto la drammaticità della nostra epoca. Rinchiude questi gioiosi vortici di colore in una tela che è circondata da strutture metalliche divelte, come se avessero subito un impatto devastante. Il sisma che invade il segno, al contempo circolare e frastagliato, si ripercuote così sul margine della tela, formando un’unità pittorica che potrebbe ricordare la riflessione di Aricò. La qualità artigianalmente tecnica dell’esecuzione si torce allora in un senso differente. Analisi che s’informalizza, calligrafia che si raggruma in blocchi di pigmento, lucidità del colore che perde lucentezza nella sovrapposizione degli strati. Pittura che si fà epidermica, umanissima.

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Dominique Gauthier
The Box – Via della Rocca, 28 (III piano, zona Borgo Nuovo) – 10123 Torino
Orario: da martedì a sabato dalle 15 alle 19,30
Ingresso libero
Info: tel. 0118120913; fax 011-8158580; lauraferrero@theboxart.com; www.theboxart.com


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