Si stava meglio quando si stava peggio. Può darsi. Ma, anche se così fosse, nulla di tutto questo sembrerebbe trapelare dagli inediti scatti arrugginiti del fotografo ucraino Boris Mikhailov (Kharkov, 1938). Un cronista, per immagini, dell’intera storia recente dell’Ucraina, sovietica e post-sovietica. Puntualmente registrata nel corso dei suoi rivolgimenti politici -socialismo reale, glasnost, perestrojka– da altrettante serie fotografiche che vanno da quella “rossa” (Red, 1968-75), alla “brown” (On the Ground, 1991) e infine alla “blu” (At Dusk, 1993). Ora, in questo nuovo ciclo visivo “rosa” e realizzato nell’estate del 2002 -quindi ben prima della rivoluzione “arancione” guidata dai filoccidentali Viktor Yushchenko e Yulia Timoshenko nel novembre 2004- Mikhailov punta l’obiettivo su alcuni scampoli di vita balneare in Crimea, mèta preferita per le vacanze di tanti russi e ucraini. Individuando l’ennesimo nucleo tematico della propria indagine sociale nel desiderio di svago, del tutto legittimo, di un popolo economicamente in transito. Moralmente in vacanza da una vita, o più precisamente, sospeso in un limbo di attese e rimpianti, ormai da troppo tempo. Cristallizzato in un Intermezzo molto poco lirico o, per usare il termine coniato dallo scrittore bosniaco Predrag Matvejevic sulle pagine de La Stampa di Torino, in una sorta di “democratura”. Una parola ibrida “per definire lo statuto di quei Paesi che penosamente si stavano liberando del giogo di un regime totalitario e di un’ideologia deviata”.
Ma senza riuscire a smarcarsi mai del tutto, in bilico perenne tra vecchie forme di repressione da nomenclatura sovietica e timide aperture democratiche. Ed è proprio questa condizione di stasi indolente a costituire il soggetto principale della mostra da Guido Costa. Attraverso sequenze di dittici in formato “panoramico”, Mikhailov ritrae l’umanità disincantata e dimessa della nuova borghesia russa. Colta nei suoi aspetti di tranquilla banalità e di tipica vita da spiaggia, ma che il colore rosa utilizzato in fase di stampa ha il potere di elevare repentinamente. Nobilitandone di fatto il degrado circostante e, nello stesso tempo, fossilizzandone ogni sentimento. Di trasparenza e ricostruzione.
claudia giraud
mostra visitata il 5 giugno 2006
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