Ma abbiamo acutamente scoperto che la scelta è stata più conservatrice di quanto le giurie vogliano far credere e si è orientata su criteri piuttosto classici. Niente salti mortali infatti, per non rimanere in tema: né eccessivo progressismo, né novità da avanguardie artistiche… per non offendere con inopportune esagerazioni le austere tombe storiche presenti in particolare al Cimitero Monumentale. A quanto pare, nella morte ancor più che nella vita, la novità deve venire a patti con le resistenze della tradizione. La morte resta una cosa seria e i loculi restano le dimore austere che sono sempre state.
D’altra parte troviamo appropriata la scelta: meglio non esagerare in nuove sperimentazioni, allucinati da mode passeggere: ciò che piace non è mai ciò che piaceva (casomai piace quello che era piaciuto), i gusti cambiano e ritornano continuamente, i concetti di “in”, “kitsch” e fuori moda sono praticamente intercambiabili da un giorno all’altro. In questo andirivieni generale è senza dubbio saggio battersi perché lo stile scelto per i loculi abbia un valore nel tempo: di fronte a certe situazioni irreversibili per natura, la vanità del cambiamento è inutile e controproducente.
Il tempo passa, le mode anche, il loculo è per sempre.
viviana mazza
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