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Fino al 30.IV.2001 | Marco Gastini | Torino, Palazzina della Società Promotrice delle Belle Arti

di - 13 Marzo 2001

Sono le cinque del pomeriggio di un venerdì soleggiato quando entro alla Promotrice del Valentino. Ho già sentito alcuni commenti sulla mostra di Gastini, fatti da amici e colleghi ma non mi fido di nessuno e prima di giudicare, ovviamente, devo vedere. Mi sforzo quindi di dimenticare tutto quello che mi hanno detto, chiudo gli occhi, faccio un bel respiro ed entro.
Deserto.
Non c’è nessuno. E’ un giorno lavorativo – penso – è ovvio che non ci sia anima viva! Chiedo, quindi, alle signorine della reception come sono andati i giorni precedenti.

Mi dicono che purtroppo dall’inaugurazione poche sono state le presenze. “Perché?” mi domando. Poi osservo e capisco. In una parola? Difficile.
Si, trovo grande difficoltà a capire le opere di Gastini. Mi metto alla ricerca di un pannello esplicativo del “suo” percorso formativo, della “sua” poetica, ma niente.
Mi trovo, quindi, sola davanti ad un universo così lontano da me che mi viene voglia di fuggire. Poi mi fermo! mi avvicino ad un opera, la guardo, la riguardo e penso “Cosa vorrà dirmi?”

Inizio a visitare la mostra percorrendo tutte le sale, ma lentamente, perché questo è il ritmo che suggeriscono le opere.
Il bianco, il blu, il marrone sono i colori che dominano gli ambienti.
Bianco degli acrilici – “Project (44 units)”, “Acrilico n.15”, “AYW” – come lo spazio mentale, come la mia idea del virtuale, come l’apatia.
Blu – “Le tensioni esistono, vengono generate e si rigenerano in pittura II”, “Le parole si sforzano per la tensione” – come il fondo dell’oceano, il sogno, la pace.
Marrone nelle sue diverse sfumature – dal rame utilizzato in “La vitalità che scatena si raggruma come per disegnare”, alla tela de “La mano aperta della pittura”.
Una moltitudine di sensazioni diverse e contrastanti passano per la testa, perché tanti sono gli stimoli instabili ed inquieti che Gastini dà – direttamente ed indirettamente – attraverso l’arte.
“Cosa cerca Gastini?” Cerca la pittura – dice Marco Belpoliti nel saggio “Sulla pelle della pittura”. La cerca fin dagli anni cinquanta.

Spiega che gli acrilici degli anni Settanta raccontano questa scoperta: la pittura è nella mano, esce dalla mano. “La pittura è un corpo…che ha cominciato a percepirsi oltre a chiedere di essere percepito…”; quindi quando Gastini dipinge la pittura, dipinge la pelle di questa. “…pelle che è interfaccia,…, che contiene e avvolge. Dipinge non immagini, ma scollamenti, lacerazioni.
La pelle della pittura è un limen ed in questo lucido, chiaro, sottile confine sta l’atto stesso del suo dipingere.
La sperimentazione, lo stare “in mezzo” tra pittura e scultura dà l’effetto dell’instabilità, cui accennavo poc’anzi; una fragilità tipica della realtà immaginaria, dove ci si può permettere d’essere spontanei, irrazionali quanto basta per esprimere al meglio se stessi.
In tutto questo si racchiude l’uso di diversi materiali, il gioco delle forme e degli accostamenti: legno-ferro, creta e plexiglas, pergamene e gesso.

Opere che emanano energia negativa o positiva, in base agli umori dell’osservatore. Opere difficili da “penetrare” – almeno per la sottoscritta – ma fortemente coinvolgenti e con il senno di poi, alcune, molto affascinanti come “L’ala della pittura” del 1980.

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Federica De Maria
Mostra vista l’8.III.2001


Marco Gastini- 3 marzo – 30 aprile 2001;
Torino: Palazzina della Società Promotrice delle Belle Arti – Viale Crivelli, 11 – Parco del Valentino
Orari: da martedì a domenica dalle 11.00 alle 19.00 lunedì chiuso
Ingressi: intero 10.000 ridotto 5.000
Informazioni per il pubblico: 011- 5629911 – Sito internet: www.gam.intesa.it




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