It thinks. Così, su due piedi, verrebbe da tradurlo nella forma più semplice, con il vocabolo più comune e immediato: pensa. Ma basta entrare nello spazio torinese della galleria Sonia Rosso per capire che il vocabolo giusto è un altro: riflette. Lo specchio ha sempre avuto a che fare con il pensiero: come il pensiero, riflette la realtà esterna, e come il pensiero apre, attraverso la riflessione, a una dimensione infinita, e a un altro mondo, quello che Alice scopre al di là dello specchio. Un uomo allo specchio è un uomo che pensa: come il suo sguardo, il suo pensiero ritorna sempre su se stesso, e sul suo essere uomo che pensa nel mondo.
La matematica è la forma più pura di pensiero, ed è la matematica ad accoglierci all’ingresso della mostra, nella forma di un ‘2’ in acciaio appoggiato su un tavolo tagliato a metà da uno specchio. Al di là dello specchio, nell’esatta posizione occupata dall’immagine riflessa, il 2 ritorna come entità fisica, con un gioco delicato, e assieme semplicissimo, tra realtà e finzione. Alla parete, un disegno appena schizzato propone il progetto della scultura, circondato dalle figure allampanate degli osservatori. Così, con un gioco banalissimo, Charles Avery ci fa entrare nel suo mondo: un mondo fatto di figurine esili e raffinatissime, tracciate su carta con la mano sicura del grande disegnatore, sprofondate in meditazioni o coinvolte in accesi dibattiti sui massimi sistemi, e sulle grandi questioni dell’infinito e dell’alieno, del conforme e del difforme. L’enigma rappresentato dal due, la perfetta coincidenza di un oggetto reale con l’immagine riflessa di un altro oggetto, viene riproposto dall’altra installazione, che al numero in acciaio sostituisce una vasca di pesci rossi. La variazione sul tema si arricchisce così di altre problematiche: ad essere identificate sono ora due realtà evidentemente differenti, non confondibili l’una con l’altra; mentre lo specchio non del tutto opaco e i riflessi delle pareti in vetro degli acquari moltiplicano i rimandi e rendono assoluta l’identità tra immagine riflessa sulla superficie e realtà al di là dello specchio.
I disegni alle pareti sostituiscono alle figurine vittoriane del suo repertorio delle prospettive infinite, popolate da piramidi e da alberi rinsecchiti, mentre nel cielo svolazzano, coloratissime, decine di piccole forme geometriche, curiosi origami la cui forma base è il triangolo. La matematica diventa geometria, mentre i lavori dipanano una vicenda di cui si è persa la chiave, coinvolgendoci in un’indagine cui sembra intento anche il fantastico topone che compare, accovacciato, in uno dei disegni. It thinks, pensa, e vive nel mondo costruito dal suo pensiero: un pensiero debole, capace di elaborare solo forme geometriche elementari, ma abbastanza forte da costruire un mondo che si ribella al suo stesso creatore, divorandolo in una ironica e leggera parafrasi dei miti della creazione.
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domenico quaranta
mostra visitata il 18 marzo 2004
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la sapete l'ultima che ho sentito su Sonia Rosso ??? E' un pò cattiva... ma simpatica :)
si dice che è il frutto di una notte di sesso sfrenato tra "Mafalda" e "l'Omino Michelin"