E’ lodevole, per una Galleria privata, la decisione di organizzare una mostra così rilevante tanto da fornire l’opportunità di ammirare alcuni quadri di due autentici maestri del Novecento italiano e internazionale. Alla Nuova Gissi non solo si possono vedere le opere dei fratelli Giorgio de Chirico e Alberto Savinio (Andrea de Chirico) eseguite tra gli anni Venti e la fine degli anni Sessanta. Questa mostra fornisce anche l’occasione per riflettere su un rapporto difficile, da comprendere e da spiegare, come quello intercorso tra i due fratelli – pittori. La traduzione di una frase di André Breton, già ripresa nel catalogo dell’esposizione, forse riesce a rendere l’idea di questo legame.
Breton, nell’Anthologie de l’humour noir, afferma: “Tutto il mito moderno ancora in formazione fonda la sua origine sulle opere, quasi indivisibili nello spirito, di Alberto Savinio e di suo fratello Giorgio de Chirico”. Certo è che, al di là dell’analisi del loro particolarissimo e misterioso rapporto, trovandosi di fronte alle opere di questi due artisti non si può rimanere indifferenti: viene spontaneo, infatti, il tentativo di porle in relazione cercando di scoprire quali elementi abbiano in comune. Entrambi si pongono in riferimento alla cultura classica ma con risvolti differenti. Savinio, come si può vedere in alcuni quadri esposti, tratta spesso i motivi della foresta e dell’architettura. Il fratello, invece, seppur in due periodi stilistici differenti e con intenti altrettanto diversi, rivede a suo modo il tema della natura morta. Savinio, nelle sue foreste, introduce sempre l’incongruo e l’assurdo surrealista trasformando il cielo in forme geometriche multicolori, oppure inserendo architetture simili ai giochi per i bambini. Il tema della natura è stravolto e le incongruenze con cui lo spettatore s’imbatte di certo lasciano il loro segno nella mente spingendo a riflettere proprio su questi accostamenti così assurdi. Assurda è anche la presenza, ne “Le forét dans l’appartement” del 1930, di una foresta dalle fronde rosa, blu e verdi, su un tavolo coperto da una tovaglia bianca a cui fa contrasto un livido sfondo o cielo nero. Un atteggiamento meno perplesso lo si ha, per contro, davanti alle nature morte di de Chirico. In queste opere non si ha nessun elemento incongruo e la loro diversità è motivata dall’appartenenza a due momenti differenti: uno, con la sua composizione ordinata, volto verso l’interpretazione dei valori del classicismo, l’altro più vicino al mondo romantico a cui il pittore si rivolge successivamente al 1938.
Altri temi cari a de Chirico sono quelli dei cavalli in riva al mare dove è costante il confronto con il surrealismo. Nella mostra sono visibili anche i quadri metafisici dell’artista ma non si tratta delle opere eseguite tra il 1912 e il 1915. Sono quadri neometafisici dove soggetti famosi come i Manichini si ripresentano inseriti in paesaggi inabitabili testimoni di un’altra realtà e di una classicità al di fuori del tempo.
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Elena Menegatti
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