Inaugurata nel periodo natalizio, la mostra espone una raccolta di incisioni eseguite da grandi maestri dal Quattrocento al Novencento, costituita da circa cinquecento fogli in perfetto stato di conservazione. Sono presenti i grandi nomi della scuola fiamminga come Luca di Leyda (1494-1533), che con il bulino “La Fede” (pezzo di una serie di sette tavole aventi come soggetto le virtù) esprime al meglio l’influenza michelangiolesca grazie alla monumentale figura femminile, e artisti italiani del calibro di Jacopo Caraglio (1500 ca. -1565) con il bulino “Ariadna”, Giovanni da San Giovanni (1592-1636) con “L’adorazione dei pastori” e Simone Cantarini detto il Pesarese (1612-1648) con “Marte, Venere e amore”. Comun denominatore è la presenza nella loro opera di alcune caratteristiche dei maestri della pittura coeva che hanno avuto un ruolo importante nella loro produzione. Cargaglio, ad esempio, eseguì una serie di incisioni tratte da disegni di Rosso Fiorentino e Parmigianino; Giovanni da San Giovanni fu influenzato da Agostino Carracci e dalle sue scene scarne ma pulsanti, ed infine Cantarini emula il suo maestro Guido Reni attraverso il tratto mosso e vibrante.
Altro nome importante presente nell’esposizione è Carlo Maratta (1625-1713), con le acqueforti “La nascita della Vergine” e “L’assunzione della Vergine”, artista anch’egli di prim’ordine tanto da godere sia della protezione di Giovan Pietro Bellori e Nicolas Poussin che della benevolenza di papa Alessandro VII che gli commissionò una serie di dipinti a Roma.
La ricca mostra non comprende escusivamente incisioni dal tema religioso ma anche scene di vita quotidiana e scene di genere. Sono esposte opere di Adriaen Van Ostade (1610-1685), il pittore olandese che produsse per lo più quadri e incisioni di soggetti contadino tra i quali “Il ciarlatano” e le acquaforti di Stefano Della Bella (1610-1664). Di quest’ultimo possiamo ammirare due tra le cosiddette “Cacce”, serie incisioni che devono il nome al soggetto venatorio in cui spazio è reso attraverso le variazioni tonali ottenute grazie a innovazioni tecniche quali morsure di acido a diverse intensità e ritocchi a puntasecca.
Oltre ai grandi nomi dell’incisione la rassegna espone lavori di autori meno famosi ma che hanno comunque lasciato opere di notevole contenuto aristico, un nome tra tutti il ritrattista Giovanni Antonio Foldoni (1690-1770) presente con “L’adorazione dei pastori”.
Le opere, acquistate da aste internazionali e da privati sono in vendita, garantite da un expertise.
Claudia Pernumian
mostra visitata l’8 gennaio 2002
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