Personaggi maschili in posa, in attesa di essere immortalati da un obiettivo fotografico. In attesa di uno scatto che forse è già avvenuto. E che, duplicandone l’immagine, ha inevitabilmente creato una Controfigura, un doppio. Perché la macchina fotografica, come la ripresa cinematografica, genera dei sostituti, che siano solo visivi o in carne ed ossa. Nei quali riconoscersi, oppure no. Come spesso accade nella vita reale, quando, in preda alla schizofrenia del quotidiano, capita di sdoppiarsi. Moltiplicandosi all’infinito per tentare affannosamente di adeguarsi all’immagine che gli altri si sono fatti di noi.
Senza forzare troppo, si può ben affermare che Dietmar Lutz (Ellwangen, Jagst, Germania, 1968) nel suo nuovo ciclo pittorico voglia ritrarsi semplicemente e narcisisticamente per quello che è. Senza edulcorarsi o imbellettarsi. Grazie anche ad una tecnica pittorica che tratta l’acrilico al pari dell’acquerello, per la sua resa sulla tela molto liquida. Che tende a scivolare e ad allargarsi sul supporto, creando degli aloni e un effetto fluo, sfocato. Come
articoli correlati
Dietmar Lutz – Frost
claudia giraud
mostra visitata il 13 maggio 2005
Nel contesto romano del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, la mostra su Federica Zuccheri propone un percorso tra scultura…
A Spoleto, tre nuove mostre negli spazi di Palazzo Collicola restituiscono una dimensione devozionale e spirituale ad alcune forme del…
Cosa vedere nell'ultima giornata della Milano Art Week 2026: la mappa di Untitled Association oggi ci porta tra mostre e…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…
Fino al 16 maggio, un sottobosco di riferimenti visivi e materiali organici prende forma nello spazio espositivo, dando vita a…
Oltre cento opere tra dipinti, sculture, affiches e arredi raccontano il diffondersi del Liberty in Italia, con un focus sul…