Un vero tour de force questo 2006 per Omar Galliani (Montecchio Emilia, 1954). Soprattutto in Cina, dove da febbraio sta letteralmente spopolando con una grande mostra itinerante, interamente organizzata dal Governo attraverso il Ministero della Cultura. Tanto da richiedere l’ausilio di nuove città in cui esporre -ben quindici, rispetto alle tre previste inizialmente- come una qualsiasi rockstar in tournèe.
Un fenomeno da delirio mediatico che tuttavia trova anche il tempo di meditare. Prima -con una sola enorme opera- sul genio leonardesco, attraverso un faccia a faccia presso l’Archivio di Stato di Torino, istituzione vicinissima a quella Biblioteca Reale che conserva i capolavori indiscussi di Da Vinci (l’Autoritratto a sanguigna e il Codice sul Volo degli Uccelli). Ora -con questa rassegna monografica, un po’ antologica e un po’ inedita sequela di lavori recenti, dal titolo Le articolazioni del disegno– sul proprio modo di intendere il segno. Che sia fittamente circolare e inciso dalla grafite su tavola, come in Disegno siamese (2006), o morbidamente sfumato da pastelli monocromatici in Nuove anatomie (2006), esso si rivela sempre per ciò che è: strumento di indagine introspettiva dell’animo femminile. Da cogliere attraverso un percorso espositivo di respiro museale e di natura didattica, che solo questa antica cascina, La Giardinera, collocata nell’hinterland torinese sembra in grado di garantire, candidandosi a nuovo punto di riferimento per l’arte contemporanea in Piemonte. Dislocato su tre piani (uno a terra e due rialzati), il lavoro ultratrentennale di Galliani si snocciola fluidamente, proprio a partire da un’opera realizzata una volta terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna (Ri-tratto di dama con unicorno, 1978). Opera che dimostra quanto i primi passi in direzione “anacronista” –movimento artistico sorto in Italia tra fine Anni ’70 e metà Anni ’80, sostenuto da Maurizio Calvesi- abbiano contrassegnato un’intera carriera.
Nient’affatto conclusa, come ricorda Monica Trigona in catalogo, sdrammatizzando il senso fatalistico che una retrospettiva generalmente comporta. E come dimostra anche il nuovo ciclo grafico Le articolazioni del disegno (2006), dove la lettura superficiale di soggetti contemporanei, ammantati d’antico, si sposa con quella più profondamente legata al segno e alle sue possibilità formali. Scarnificate fino all’osso, nella serie di carte “arboree” dai tratti maliziosamente antropomorfi, recuperate da quella sorta di diario di bordo concepito a Santa Maria di Leuca nell’estate del 2005 e che s’intitola Dal quaderno di tutti i disegni. In modo tale da captarne, come dice lo stesso Galliani, “i rapporti col mondo”.
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cose orrende!!
post secessioniste"!