Lo spazio personale è di fatto
costituito da distanze che costantemente modifichiamo. E se ogni artista guarda
il mondo attraverso se stesso, quello che esprime attraverso l’opera finisce
senza dubbio per riguardare, oltre la propria identitĂ , anche il contesto in
cui è immerso.
La mostra inizia con la
restituzione dell’azione del Gruppo
Radici, collettivo che presenta un vero e proprio ring occultato al
pubblico. Quasi a difesa del proprio spazio privato, l’opera è una zona franca
accessibile solo con dieci fori-spioncino, meccanismo tipico del peep-show. Beatrice Piva è presente con Kosmos,
installazione articolata sull’ombra costituita da una vasca che, colma d’acqua,
ospita un cosmo fluido di organismi cellulari generati dal fascio luminoso di
una proiezione. Raggiungendo anche le superfici verticali circostanti,
l’ambiente buio diventa una galassia in leggero divenire.
Una rilettura del territorio è
invece il lavoro di Giulia Gallo.
Partendo dallo studio delle cartografie antiche, l’artista crea una mappatura
del tutto personale fatta di immagini e percezioni sonore relative a un’area
dell’Egeo. Per una geografia emozionale.
Mentre un altro gruppo, i Micron, dĂ vita a un progetto di
network creativo e interattivo degli artisti, musicisti e danzatori di Torino,
lo sguardo di Kanako Nakamura pare l’obiettivo orientale su
Torino. Una pittura evanescente fatta di piccoli segni, ricami, macchie e
diverse tonalitĂ , che lascia trasparire alcuni simboli della cittĂ (tra questi,
il Monte dei Cappuccini). Nadir Valente,
infine, ritrova le sue radici nella storia dell’arte e, più precisamente, nel Concettuale.
Prende così forma una complessa e didascalica riflessione sul rapporto tra
copia e originale e sull’aura, concetto che rende inevitabilmente unica ogni
riproduzione. Un fotocopiatore e la sua fedele riproduzione su una sorta di
puzzle – naturalmente formato da risme di carta A4 – costituiscono l’omaggio
all’inventore del mezzo. Ready to print.
Nella Zona Arrivi, Cornelia
Badelita e Fatma Bucak. Mentre la
prima realizza su un uovo di struzzo un dipinto a tratti anamorfico,
indagando così l’iconografia sacra dell’uccello, Fatma Bucak affronta il
tema del nomadismo ripensando a se stessa come soggetto in transito.
Non è un nuovo arrivo, ma
certamente una “contaminazione” quella di Paolo
Grassino (Torino, 1967) presso la Pinacoteca. Quattro cervi, realizzati con
fusione di alluminio sabbiato, si aggirano nelle rosse sale dell’edificio
storico. Il cervo (animale ricorrente nella ricerca grassiniana), oltre a
rappresentare la purezza in molte culture, dagli ittiti agli aztechi, è per i
cristiani simbolo del Redentore. La leggenda di Sant’Eustachio racconta infatti
che il santo si convertì dopo l’apparizione di Cristo in forma di cervo durante
una battuta di caccia.
L’animale sembra allora uscire
dagli arazzi e dai paesaggi ottocenteschi, diventando figura spirituale
testimone del presente.
Al via la 16esima
edizione di Nuovi Arrivi
Paolo Grassino al
Castello di Rivalta
La
personale di Grassino da Persano
mostra visitata il 4 novembre 2010
dal 2 novembre al 4 dicembre 2010
Nuovi Arrivi 16 – Get Closer (fatti sotto/vieni più vicino)
a cura di Maria Teresa Roberto
dal 3 novembre 2010 al 30 aprile 2011
Paolo Grassino –
Contaminazioni
Accademia Albertina delle Belle
Arti / Pinacoteca Albertina
Via Accademia Albertina, 6 (zona
via Po) – 10123 Torino
Orario: da lunedì a sabato ore 10-18
Ingresso libero
Info: tel. +39 011889020; fax +39 0118125688; info@accademialbertina.torino.it; www.accademialbertina.torino.it
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