Per quanto immateriale, il sogno è più
vero di quanto sembri. È carico dei desideri e delle paure più profonde, le
stesse che, da vigili, si è soliti tenere sotto controllo. Per Martinetto,
allora, chiudere gli occhi equivale a entrare in sentieri e stanze di cui non
immagina l’esistenza. Nel mistero e nel timore, sempre più sentito ma di cui ci
si tiene in genere a distanza, della morte. Il sonno, o morte apparente, è
dopotutto il momento in cui finalmente il corpo cede alle tensioni e,
riposando, si lascia andare nelle braccia di Morfeo. Alla scoperta
dell’inconscio e grazie alle persone che vengono chiamate a raccolta per
mostrare qualcosa inevitabilmente connesso al soggetto sognante.
In mostra, accolti a prima vista da una
cacofonia indecifrabile, i nuovi lavori di Martinetto sembrano semplicemente
fotografie parlanti. L’accumulo di parole che inizialmente invade lo spazio
segue invece un preciso random sonoro attraverso il quale si alternano silenzi,
monologhi e cori di voci. Le immagini, che apparentemente ricordano, pur non
essendolo, dei lightbox, sono caratterizzate da una luce che, a tratti
teatrale, trasforma l’istante immortalato in un momento continuamente presente
e aperto.
Se in principio si potrebbe pensare a un
lavoro di sonorizzazione delle immagini, le fotografie illustrano invece le
singole storie che preesistevano al racconto dei sogni. L’artista le aveva
realizzate in momenti e contesti diversi, senza neppure prevedere cosa un
giorno sarebbero potute diventare. Parte della sua collezione di immagini,
proprio come avviene con i ricordi nella memoria, è così riportata alla luce e
accostata ai rispettivi protagonisti colti nel momento del sonno. È una sorta
di quadro familiare, perché i soggetti che compaiono nel percorso fotografico e
vocale sono amici e parenti dell’artista; altri, invece, persone che hanno
condiviso con lui un pezzo di storia. L’indagine del progetto si è così
ristretta a una cerchia intima e ben precisa, escludendo possibili nuovi
sviluppi e relazioni testimoni dell’ignoto e del non conscio notturno
collettivo.
Tradotta in narrazione e racconto, Della stessa materia dei sogni si
presenta in ogni caso come attenta indagine sull’ordinario a cui l’artista conferisce
un’apparenza enigmatica, tra il conosciuto e l’estraniante, vicina e distante
al tempo stesso.
articoli correlati
La
prima personale dell’artista in galleria
Simone
Martinetto a Nuovi Arrivi 11
claudio cravero
mostra visitata il 26 gennaio 2011
dal 20 gennaio al 5 marzo 2011
Simone Martinetto – Della stessa materia dei sogni
Galleria Claudio Bottello Contemporary
Via Bogino, 17h (zona piazza Carlina) – 10123 Torino
Orario: da lunedì a venerdì ore 10.30-12.30 e 15-19
Ingresso libero
Testo critico di
Claudio Marra
Info: tel./fax +39 0117631050; info@dearte.it; www.claudiobottello.com;
[exibart]
Fino al 20 aprile, in collaborazione con l’archivio Vincenzo Agnetti e con testi in catalogo di Andrea Bellini, la galleria…
Le Cisternerne, suggestivo spazio espositivo ricavato nelle antiche cisterne dell'acqua di Copenaghen, ospiteranno una versione installativa delle Seven Deaths di…
La Fondazione Elpis, fondata da Marina Nissim nel 2020, ridefinisce il proprio assetto mettendo al centro il rapporto tra pratica…
Oltre 4mila film senza abbonamento né registrazione: la nuova piattaforma WikiFlix aggrega titoli di pubblico dominio e li rende accessibili…
Le Gallerie dell’Accademia di Venezia presentano, finalmente riunito, uno dei cicli meno visti della pittura veneziana del Cinquecento: quello delle…
Negli spazi dell’Ex Chiesa di Santo Stefano, a Mondovì, una mostra riunisce le opere dei maestri del Surrealismo, dai primi…