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Ho sempre cercato di capire qual è lâessenza delle coseâ. Con queste parole,
Enzo Mari (Cerano, Novara, 1932; vive a Milano) definisce il senso della sua lunga ricerca nellâambito del design che, secondo la sua opinione, è â
morto da trentâanniâ a causa dellâeccesso di tecnica e della mancanza di formazione umanistica che caratterizza la societĂ contemporanea. Il progetto â
è una guerraâ, devâessere fatto per lâuomo, non per la merce. Insomma, appare evidente dalle sue convinzioni che troppo spesso il design manca di alcune caratteristiche essenziali, prima fra tutte la volontĂ di sperimentazione.
La mostra
Lâarte del design, che chiude lâanno di Torino World Design Capital, è un â
progetto globaleâ realizzato da Mari in tutte le sue parti, con la presentazione di 250 opere, che coprono lâintera ricerca dagli anni â50 a oggi. Vengono proposti, in parallelo, i lavori realizzati per soddisfare un impulso interiore e quelli elaborati per enti e aziende e divenuti punti irrinunciabili di riferimento del design contemporaneo.
Il percorso inizia con unâopera
Senza titolo, la fotografia della mano di un neonato sovrapposta a quella del nonno, a sottolineare la continuitĂ della vita. Lo spettatore si confronta successivamente con unâampia selezione di quadri degli anni â50, che si sviluppano secondo prospettive esasperate, con lâuso di piani bianchi, grigi e neri per definire luci e ombre.
Risultano di notevole interesse le strutture realizzate negli anni â60, al fine di indagare le analogie tra la qualitĂ della forma plastica e la qualitĂ della forma musicale. Sono composte da un reticolo regolare: allâinterno di ogni alveolo è fissato un tassello che ne definisce la dimensione, secondo un programma di sette posizioni di profonditĂ . Le centinaia di piccoli ambienti che se ne ricavano possono essere percepite singolarmente o nellâinsieme.
Si procede poi tra una miriade di oggetti che saturano lo spazio: fermacarte in resina fenolica, vassoi, tavoli, sedie, pentole, lampade, posate, porta cd, appendiabiti, piatti, oggetti il cui comun denominatore è la continua creativitĂ nel nome di unâinesauribile ricerca. Particolarmente significativo il rifacimento di
44 valutazioni (1977), opera realizzata in marmo di Carrara e posta nella sala centrale della Gam (alla quale lâartista lâha donata), a definire lo spazio e il percorso. Il lavoro è fortemente simbolico, cosĂŹ come unâaltra opera di grande suggestione visiva, oltre che di notevole valenza culturale,
Allegoria della morte (1987), costituita da tre lapidi uguali su cui sono impressi tre simboli. Una croce allude alle religioni monoteiste, una falce e martello fa riferimento alla laicitĂ e una svastica richiama lâidea di mercificazione evidenziata da modellini di automobili disposti nella sua direzione.
La mostra, che è opportuno visitare in ogni dettaglio, apre allo spettatore uno scenario di grande complessitĂ , dominato dallâimportanza della âqualitĂ della formaâ, senza la quale si resta alla superficie delle cose e non si riesce a penetrarne lâessenza.