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fino al 7.V.2005 | Davide Cantoni | Torino, Carbone.to

di - 18 Aprile 2005

Davide Cantoni (1965), milanese di nascita, newyorkese per scelta di lavoro, non nasconde affatto quanta pazienza ci voglia per realizzare i suoi raffinati lavori. Ha deciso infatti di lavorare con il fuoco. Non lo usa però alla maniera di Yves Klein, ma con la precisione di un certosino. Con una lente d’ingrandimento direziona i raggi solari sul disegno tracciato precedentemente, e ripercorrendone man mano i contorni, li incide in maniera permanente i suoi fogli.
Cantoni ironizza sul fatto che il sole non si vede tutti i giorni nella Grande Mela e che, a volte, deve fare degli sforzi impensabili per carpire qualche raggio che gli permetta di portare avanti i lavori. Ma è bello pensare come i suoi quadri nascano anche da queste attese involontarie e che la carta non sia materia così indifesa da esaurirsi in pochi istanti sotto il suo nemico più acerrimo.
I soggetti sono presi in prestito dalle foto dei quotidiani, depositari di immagini che spesso vengono da lontano e arrivano al lettore in una veste impersonale e standardizzata quanto le cronache in essi riportati. Il problema, come legittimamente sottolinea Roberto Borghi, è che oggigiorno si fa troppa cronaca e poca storia, che prevede, oltre alla nuda descrizione dei fatti, anche una presa di posizione da parte di chi scrive. I lavori del nostro artista sembrano voler recuperare il carattere critico-narrativo di quelle immagini da New York Times in un modo tutto loro.

Di primo acchito non è facile comprenderle, bisogna prima trovare la giusta angolazione che permetta al nostro occhio di percepire l’immagine. Ed ecco che il gioco interpretativo prende piede a dispetto della passiva fruizione: le forme appaiono, mutano e scompaiono a seconda della posizione assunta, come avviene con la storia, che, a seconda del punto di vista di chi la racconta, acquista risvolti differenti.
Scene di guerra, desolazione e miseria sembrano meno crude a confronto delle progenitrici foto, anche se, guardando bene la labilità del loro supporto non possiamo non pensare quanto l’esistenza stessa di certi eventi sottolinei la labilità dell’esistenza. Le pergamene gentilmente bruciacchiate sono lavori dal grande fascino e dalla forte valenza simbolica.
Tra di esse, unico quadro dipinto alla maniera tradizionale è Soldati e bambino. Pennellate dalle diverse tonalità di bianco svelano e nascondono una scena bizzarra: due soldati perquisiscono un bambino, o almeno così sembra. Dipende dal punto di vista…

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monica trigona
mostra visitata il 7 aprile 2005


Davide Cantoni – Torino, galleria Carbone.to, via Dei Mille n. 38, orario di visita: 16.00 – 19.30; lunedì chiuso – ingresso: gratuito – per informazioni: Tel. 011 8395911 – catalogo con testi critici di Alexi Worth e Roberto Borghi

[exibart]

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