“Domanda: Cosa fare quando una società distrugge i suoi cerchi?. Risposta: Giocare a tris e sperare per il meglio”. È questo il breve botta e risposta che riassume il significato della mostra con la quale il noto gallerista torinese Giorgio Persano, già proprietario di una galleria in Piazza Vittorio Veneto, ha voluto inaugurare il nuovo spazio di Via Principessa Clotilde. Un grande capannone ricavato da un ex magazzino che si prepara a ospitare nei prossimi mesi mostre ed eventi, per la cui inaugurazione è stato scelto Lawrence Weiner, fin dagli anni Sessanta tra i più celebri esponenti della cosiddetta arte concettuale, e che dopo l’apparizione torinese sarà il protagonista di un’importante retrospettiva al MoMA di New York.
L’impressione che si ha, entrando nell’enorme ambiente, è un senso di vertigine dovuto alla grandezza dello spazio; sensazione che, in qualche modo, ben si accosta allo spaesamento provato osservando dall’esterno il capannone, che non riesce (forse non ancora) a marcare la sua differenza e la sua unicità nei confronti degli edifici circostanti.
Weiner si è letteralmente “impossessato” delle pareti interne dell’ex magazzino, connotandole da un lato (il destro) con scritte adesive in italiano e inglese, dall’altro con segni grafici che ricordano, come suggerisce la domanda-risposta iniziale, al gioco del tris. Le scritte, che si collegano specularmente ai segni della parete opposta, quasi a voler inserire lo spettatore in un gioco di rimandi intertestuali, descrivono coerentemente rapporti di forze e opposizioni tra forze e cose (per esempio, “le forze che sono migliaia di cose messe/lì a intralciare le forze che sono” ).
Il tentativo, evidente e caratteristico dalla corrente artistica cui Weiner appartiene, è di fare in modo che la scrittura sia non solo racconto e interpretazione del mondo, ma soprattutto un modo per intervenire sul mondo, legandosi direttamente alle cose (nella fattispecie i segni grafici). Quando ciò non è possibile, all’artista (e all’uomo) non rimane che rifugiarsi nella propria arte e sperare in un avvenire migliore.
Contraltare ideale dello spazio dedicato a Weiner è la mostra su Nicola De Maria, allestita sempre da Giorgio Persano nella galleria di Piazza Vittorio Veneto. Torino vive, infatti, negli ultimi tempi, soprattutto di contaminazioni novecentesche: tra Renato Guttuso e Mario Merz. Le mostre di Persano, pur nel loro ovvio e innegabile desiderio di differenziazione, coltivano anch’esse questa tendenza, seguendone la scìa.
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