Categorie: torino

fino all’11.XII.2004 | Anneè Olofsson | Torino, Galleria nmb Studio

di - 25 Novembre 2004

Un primo piano sul volto immobile, pietrificato, dell’artista. La videocamera è come bloccata, mentre i violini della colonna sonora, dispiegano poche note nel registro sovracuto. Tutto sembra come congelato. In effetti, scopriamo che la sagoma inquadrata è fatta di ghiaccio.
L’unico movimento è dato dall’avanzare di una macchia nera: si estende progressivamente -un processo rallentato dal freddo forse- sul volto dell’artista, fino a invadere la totalità dello spazio inquadrato, mentre la figura umana si discioglie, fondendosi con quest’ombra che tutto divora.
Ritroviamo, così, in Say Hello then Wave Goodbye elementi caratteristici degli altri lavori di Anneè Olofsson, come il freddo -al quale l’artista cerca di resistere in Cold (1999)- il nero abisso, voragine verso cui si affaccia in Demons (1999), e il fondo oscuro di Ricochet (2001).
Il video sembra poi una sublimazione simbolica del tema di Skinned (2002): la bramosia dell’uomo –e della figura paterna specialmente- di esercitare la propria autorità e il proprio controllo sulla donna fino ad annullarne l’identità. Il senso di fissità richiama alla memoria proprio la figura femminile di quel lavoro fotografico, bloccata da due mani affioranti dall’interno del suo corpo.

Ma nel suo estinguersi la protagonista di Say Hello then Wave Goodbye suggerisce anche presenze dal vago aspetto organico; è come se percorresse a ritroso il processo di sviluppo della vita umana fino allo stadio embrionale rivivendo, al contempo, l’intera storia evolutiva. Per risalire alle forme elementari della vita e ancora oltre, a un livello di esistenza inorganica, come quella degli atomi e delle stelle evocati dai corpuscoli di ghiaccio rilucenti fra le tenebre.
La portata ontologica e la valenza quasi mistica, presenti negli altri lavori della Olofsson come “nucleo silenzioso” e “seme inquieto” (Szylak), emergono questa volta in primo piano.
Sottoposti ad un’attenta lettura -che non si lasci ingannare dalla loro apparente semplicità- i video e le fotografie di Anneè Olofsson rivelano la fragilità dell’esistenza umana, il nostro essere in balia di una forza che tutto travolge e tutto rende impermanente.
Un senso di fragilità è comunicato metaforicamente anche da una preziosa collana realizzata per quest’esposizione (50 copie) -dove il vetro di Murano è chiamato a comporre la scritta “Will you still love me tomorrow”, espressione del bisogno profondamente umano di relazionarsi a un “altro” che, certo, diviene limite della nostra soggettività, ma mentre ci “argina” ci sorregge anche, preservandoci dalla dissoluzione.
Forse è questo il tema fondamentale dei lavori di Anneè Olofsson: l’ambigua natura della relazione, contemplata come abbraccio opprimente ma anche come presenza rassicurante, il desiderio del soggetto di affrancarsi da ogni vincolo relazionale. Una sorta di cupio dissolvi, come estrema emancipazione ed, insieme, come timore di fronte all’estinzione definitiva.

luca vona


Anneé Olofsson
a cura di Milovan Farronato
NBM studio, via Giuseppe Mazzini 50 e, +39 3485112970
nicolamaria.bramante@fastwebnet.it


[exibart]

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

Biennale 2026, il Padiglione Kosovo riapre una storica chiesa di Venezia

Il giovane artista Brilant Milazimi rappresenterà il Kosovo alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 con un progetto ospitato nella Chiesa…

18 Gennaio 2026 10:30
  • Fotografia

Other Identity #188, altre forme di identità culturali e pubbliche: Idan Barazani

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

18 Gennaio 2026 9:30
  • Mostre

Luigi Voltolina a Venezia: la pittura come epifania

A Palazzetto Tito, fino al 15 febbraio 2026, la Fondazione Bevilacqua La Masa dedica una mostra monografica a Luigi Voltolina,…

18 Gennaio 2026 0:02
  • Moda

All’origine dello stile: il disegno di Giorgio Armani in mostra a Parma

All’Abbazia di Valserena, a Parma, una selezione di materiali d’archivio restituisce gli anni formativi del linguaggio di Giorgio Armani attraverso…

17 Gennaio 2026 19:25
  • Mercato

Il nuovo corso dell’arte digitale, tra mercato e istituzioni

Aste, fiere e musei: così Beeple, Tyler Hobbs e Larva Labs raccontano l’evoluzione dei nuovi media nel sistema dell’arte

17 Gennaio 2026 19:14
  • Mostre

Nel cuore delle forme: Mimmo Paladino e l’Umbria come geografia interiore

L'antologica diffusa in tre città umbre restituisce la complessità di Mimmo Paladino come artista errante tra materia e mito. Un…

17 Gennaio 2026 19:02