Soffici lo definisce “cabina radiotelefantastica aperta a tutti i messaggi” e Depero lo vede come una fervente officina in cui lavorano “automi di caucciù rosa e di metallo”. Secondo de Chirico, poi, quello del metafisico possiede qualcosa “dell’osservatorio astronomico, dell’ufficio d’intendenza di finanza, della cabina di portolano”.
Si tratta dello studio dell’artista, quel “luogo del sortilegio, della trasformazione quasi alchemica” (Ada Masoero) al quale Palazzo Cavour dedica un’ampia esposizione concretizzando un progetto del critico Maurizio Fagiolo dell’Arco, scomparso prematuramente nel maggio 2002.
‘Abitato’ da teschi, specchi, busti e manichini, maschere etnografiche o della Commedia dell’Arte, l’atelier rappresenta un territorio di creazione ma anche di rivelazione. Rispecchia, infatti, il modo di operare e di intendere l’arte del suo proprietario, l’immagine che egli conserva di sé.
Introdotta dall’emblematica tela La casa del mago (1920) di Fortunato Depero (Fondo, 1892 – Rovereto, 1960), la mostra comprende una raccolta eterogenea di opere appartenenti alla prima metà del ‘900, ma anche due dipinti del XIX secolo: Autoritratto nello studio (1897-1899) di Giuseppe Pellizza (Volpedo, Alessandria, 1868-1907), che allude all’idea che l’artista debba essere anzitutto una guida spirituale e culturale, e il primo autoritratto realizzato da un Giacomo Balla (Torino, 1871 – Roma 1958) ancora giovanissimo, arruffato e bohémien.
Se alcuni spazi sono allestiti in funzione di scelte tematiche – ora attingendo alla vasta dimensione degli affetti (Nella Marchesini, Annunciazione, 1925 ca), ora documentando il frequente uso del ritratto in chiave simbolica (Lorenzo Viani, Autoritratto, 1911-1912) – altri fanno riferimento a specifici periodi storico-artistici. Mediante i lavori di Balla, Sironi, Dudreville e Fillia, si accenna al passaggio in Italia dal divisionismo al futurismo. Dipinti quali Autoritratto con brocca blu (1920) di Achille Funi (Ferrara, 1890 – Appiano Gentile, 1972) e Maschere del 1921 di Felice Casorati (Novara, 1883 – Torino, 1963), riportano invece agli anni del Realismo Magico e della rivista romana Valori Plastici.
Tre sono le sale monografiche, in ordine intitolate a Balla, de Chirico e alla coppia Mario Mafai-Antonietta Raphael. Nella sezione dedicata a Giorgio de Chirico
Tessere di un racconto per immagini certamente variegato ma senza alcuna pretesa di esaustività, non sempre i lavori selezionati riproducono in senso stretto l’atelier dell’artista. Attraverso temi e motivi fortemente legati alla sua attività, difatti, riconducono in primis al suo universo interiore. Del resto, per luogo dell’arte sarebbe bene intendere la dimensione nella quale avviene il suo concepimento, sia essa fisica e tangibile oppure mentale.
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sonia gallesio
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