“Bisogna dipingere generosamente e senza esitazioni, perché è preferibile non perdere la prima impressione avvertita. Niente timidezze di fronte alla natura: bisogna osare, a costo di sbagliare e di commettere errori…”. In queste parole di Camille Pissarro si coglie il principio fondamentale alla base della ricerca degli impressionisti, la cui corrente, oggi, è forse la più conosciuta e seguita dal grande pubblico.
E pensare che a Parigi, nel 1874, in occasione della prima esposizione presso l’atelier di Nadar, il loro lavoro suscitò aspre polemiche che si protrassero per lungo tempo. Suggerito dal titolo di uno dei quadri di Claude Monet, il termine impressione fu utilizzato inizialmente in modo canzonatorio, per indicare un approccio alla pittura che era parso superficiale e frettoloso. Non a caso, infatti, il critico Paul Alexis definì le opere di Giuseppe De Nittis “non tanto pittura, quanto pasticceria”.
Da allora le rassegne impressioniste si susseguirono, arrivando ad otto edizioni. Tra gli artisti che vi presero parte ritroviamo Paul Cézanne, Auguste Renoir, Berthe Morisot, Edgar Degas. E Armand Guillaumin (Parigi, 1841-1927) – a torto apprezzato non a sufficienza, forse proprio per via della sua totale fedeltà alle originarie istanze del gruppo – al quale Palazzo Bricherasio dedica un’ampia mostra che ne inquadra l’attività anche dal punto di vista storico, seppur con integrazioni e mezzi tutt’altro che esaustivi.
“Guillaumin è un artista di grande avvenire, che io amo molto” affermò Cézanne, amico intimo che lo ritrasse in Guillaumin au pendu (1873), uno dei lavori che introduce l’esposizione.
E’ documentato anche il suo breve soggiorno in Olanda, che gli permise di realizzare svariate tele raffiguranti mulini (Moulins en Hollande, 1904 ca), suo soggetto prediletto insieme agli scorci della periferia parigina, i corsi d’acqua, i covoni di grano cari a numerosi impressionisti.
Dipingendo en plein air, Armand produsse in prevalenza paesaggi dai vibranti cromatismi. La mostra, tuttavia, comprende anche nature morte e ritratti (Mademoiselle Guillaumin lisant, 1898; Portrait de Madeleine, 1901). Raffrontabile alle opere di Cézanne del medesimo periodo, Portrait de Pissarro peignant (1869 ca) rimanda allo stretto rapporto tra Guillaumin e Pissarro, nato negli anni trascorsi all’Académie Suisse.
I suoi contatti e le affinità con gli impressionisti più noti sono appunto suggeriti dalla presenza di alcuni loro lavori. Scelte rappresentative che spesso si rivelano tutt’altro che ricercate, come nel caso di Monet (Les nymphéas, 1920).
Di De Nittis, sono presenti dipinti celebri quali Ritorno dalle corse (1874) e Campo di biche (1875). Sono ricordati anche Renoir e Alfred Sisley (Coteau de coquelicots à Louveciennes, 1875). Chiude l’allestimento una brevissima selezione di acqueforti, retaggio di una felice esperienza vissuta con Cézanne sotto la direzione di Gachet.
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La precedente mostra a Palazzo Bricherasio: In Natura, X Biennale di Fotografia
sonia gallesio
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