Il Castello di Rivara ha una storia secolare, espressa sin dall’articolazione architettonica, suddivisa fra la struttura medioevale (il nucleo originario risale al 1163, quando divenne residenza del conte di Valperga), la Villa neobarocca (XIII secolo, ma “restaurata” alla fine dell’Ottocento dalll’architetto D’Andrade) e il corpo delle Scuderie. Lo spazio espositivo è piuttosto ampio e inoltre il Castello dispone di alcuni ateliers e camere per ospitare gli artisti. Il tutto è circondato da un magnifico e immenso parco che si estende sulle pendici della collina. La storia contemporanea del luogo inizia nel 1985, quando Franz Paludetto lo trasforma in un centro per l’arte contemporanea. La prima iniziativa è una personale di Aldo Mondino, che espone il risultato di una “meditazione” al Castello protratta per quasi un anno.
In seguito, nei rispettivi ruoli di critici, curatori e artisti, transiteranno personaggi che saliranno più o meno prepotentemente sulla ribalta dell’arte, ma che in ogni caso ne costruiranno almeno un brandello di storia. Per citare qualche nome, Hans-Ulrich Obrist, Dan Cameron, Paul McCarthy, Dan Graham, Gordon Matta-Clark, Candida Höfer, Hermann Nitsch e Maurizio Cattelan.
Se è vero che negli ultimi anni, anche e soprattutto a causa delle vicende personali che hanno coivolto Paludetto, le attività sono sensibilmente diminuite in numero e caratura, c’è da dire che in mesi recenti il Centro pare essere assurto a nuova vita.
Il primo dato in questo senso è rappresentato dalla ristrutturazione delle Scuderie, che da fine settembre ospitano il Centro di Documentazione Carolin Lindig. Il regesto delle opere non è ancora completato, ma sono già consultabili gli oltre 10 mila volumi e il notevole patrimonio fotografico e video, oltre ad una doverosa sezione “storica” dedicata alla Scuola di Rivara del secondo Ottocento (Pittara, Avendo, Pastoris, D’Andrade, Rayper, Teja ecc.).
Il secondo dato è la bella personale di Cecile Johnson Soliz (Landstuhl, Germania, 1957. Vive a Cardiff) negli spazi di Rivara e con una sorta di prologo nella galleria torinese, dove sono esposti in particolare i “bozzetti” ad acquerello e le fotografie di
Naturalmente sono sentiti i nostri migliori auguri per uno spazio espositivo che, non lo si ripeterà mai abbastanza, ha segnato l’arte contemporanea in Piemonte. E che, con i progetti in corso di digitalizzazione del catalogo del centro di documentazione e la ripresa delle artists residence, non potrà non attrarre chi necessiti di trascorrere qualche tempo in serenità per concentrarsi sul proprio lavoro.
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marco enrico giacomelli
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