I cultori della video art torinese quest’anno sono stati viziati dalla serie di anteprime presentate dalla Videoteca GAM. Al termine di questo primo anno di mostre incentrate sugli artisti dell’area torinese, si presenta un’istallazione di Monica Carocci, ideata per gli spazi della Videoteca.
Qui l’immagine di “un’imponente struttura architettonica in fase di costruzione è illuminata da lampade al wood. La forza del principio di realtà dell’opera è intensificata fino alla trasformazione dell’impalpabile immagine che (…) nel reagire alla luce di wood, crea lo spazio percettivo della durata”, spiega Elena Volpato, curatrice dello spazio.
Nello spazio buio e profondo si presenta con forza dirompente la struttura animata da un gioco di intrecci tra varie forme: linee verticali, orizzontali e diagonali. Elementi, al tempo stesso solidi e palpabili ma anche fragili e rarefatti, in una statica “corporea immagine di carta, visibile per riflessione”.
Il tempo dell’opera, che vive su uno sfondo blu elettrico, è racchiuso nel brusio statico della figura fatta di instabili spazi interni ed esterni aperti e chiusi. Un’immagine sospesa verso l’osservatore, affascinato da quello che si potrebbe definire un castello di carte immaginario. Un luogo creato dalla fantasia dell’individuo per potervi riposare e riflettere in ogni intimo istante dell’esistere ma che poi, deve essere immediatamente abbandonato, poiché è solo un luogo di passaggio, mai di permanenza.
E’ la labirintica architettura che scandisce il tempo del sogno di là del quale v’è il tempo prospettico, congelato e iper reale.
La luce crea la profondità, mentre i numerosi interventi dell’autrice hanno “corroso le linee pulite della struttura architettonica sporcandone i contorni, compenetrando il bianco e il nero in un unitario piano pittorico” donando alla superficie un effetto unitario.
Un’installazione che gioca su diversi binari temporali: quello dell’architettura nel corso dei secoli, quello delle geometrie che s’incontrano nello spazio e quello del pensiero.
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