La possibilità di ammirare sette opere del grande artista francese (Parigi 1840 – Giverny 1926) deve dunque essere salutata con particolare favore.
Il «miracolo» alla Sala Bianca di Palazzo Pitti dove, fino al 29 agosto, saranno esposte sette tra le opere più belle di Monet.
Si tratta (le elenchiamo in rigoroso ordine cronologico) di:
«L’arrivo del treno dalla Normandia alla Gare St.Lazare» del 1877
«La valle delle Petite Creuse» – 1889
«Campo di papaveri a Giverny» –1890-91
«Covoni di Fieno, fine dell’estate» – 1890-91
«La casa dei doganieri a Varengeville» – 1987
«Mattino sulla Senna a Giverny» – 1897
«Il ponte di Waterloo, effetto di sole» – 1903
Sette capolavori assoluti tratti dalla sterminata attività di un artista che consacrò la sua musa alla pittura all’aria aperta.
La mostra di Palazzo Pitti ha un titolo azzeccatissimo «La poesia della luce» fatto apposta per omaggiare il genio di un maestro capace come nessuno di catturare i segreti stessi della propagazione luminosa e delle impressioni visive che essa procura allo spettatore.
Rarefazione dell’immagine nel ricordo, attraverso il filtro della luce che lascia traccia nella memoria. Le opere provengono dal’Art Institute di Chicago ed il loro arrivo a Firenze rientra nell’ambito di un progetto di scambio che culminerà nel passaggio americano di due capolavori del nostro Rinascimento la «Velata» di Raffaello e «L’uomo dagli occhi grigi» di Tiziano (saranno Oltreoceano a dicembre).
La mostra è aperta tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 8 e 30 alle 20 (sabato dalle 8 e 30 alle 23). L’ingresso è compreso nel biglietto per la Galleria Palatina (£12.000).
Domenico Guarino
[exibart]
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