Moltissimi disegni e pochi scritti, sembra essere una costante dei grandi progettisti della Firenze rinascimentale.
Già Brunelleschi evitava di lasciare appunti per paura di essere copiato, primi cenni di quello che poi diverrà lo spionaggio industriale. Tuttavia da lui e dalle sue macchine da cantiere, castelli o edifici come venivano chiamati all’epoca, si sviluppa una grande tradizione di disegni che ci consegna i principi di ingegneria meccanica e architettonici del Quattrocento e Cinquecento.
Leonardo, dal genio che era, si cimenta con ogni tipo di scienza, dall’ingegneria
Un salto qualitativo nell’organizzazione dei beni culturali della città. Impresa non facile quella intrapresa dal Comune e dalla Regione che tende a costituire, ampliando l’esistente, un centro studi e divulgazione di tecnica rinascimentale con la possibilità di ammirare straordinari modelli lignei e 12 modelli digitali delle macchine. Il progetto si concretizza in tre tappe fondamentali: riunificazione del percorso museale -che dal Museo Leonardiano, sede storica nel Castello dei Conti Guidi sulla rocca del paese, attraverso la piazza conduce alla Palazzina Uzielli- rifacimento della piazza che simbolicamente unifica le due sedi (su un progetto di Mimmo Paladino) ed inaugurazione di due nuove sale della Palazzina Uzielli. Che accoglieranno modelli di macchine da cantiere e macchine tessili ricostruite in collaborazione con il Museo di Storia della Scienza e il Dipartimento di Meccanica e Tecnologie Industriali della Facoltà di Ingegneria di Firenze.
Ma la novità sorprendente è nella sala delle macchine tessili, nel Battiloro che realizzava foglie d’oro e d’argento per la produzione di broccati, nel Binatoio-ritorcitoio per la filatura serica e nel Binatoio a casse –fil capace pure di interrompere la lavorazione nel momento in cui uno dei fili di seta si rompeva. Battiloro e Binatoio sono la testimonianza tangibile di come Leonardo indagasse ad un progetto di complessiva meccanizzazione della manifattura tessile.
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daniela cresti
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