Il titolo della mostra “ Space Available” ( in italiano “Spazio Disponibile”) può apparire oscuro, ma si presenta come la giusta chiave di lettura di questa esposizione realizzata da Luca Pancrazzi.
Space Available è la definizione data agli spazi pubblicitari cittadini non ancora utilizzati, quelli dove compare il numero di telefono e il nome dell’agenzia che ne gestisce l’uso.
Questi spazi diventano nell’opera dell’artista intervalli metropolitani, luoghi non –luoghi, momenti di attesa e di creazione reale e mentale.
Spazi che comunque costellano la nostra esistenza quotidiana, momenti atemporali, luoghi liberi, dentro i quali tutto può prendere forma e tutto può non averla, in una dimensione urbana relativa.
Secondo quanto afferma Luca Pancrazzi “Il soggetto preferito di questo lavoro è il tempo. Space Available è una miniera di titoli e soggetti e soprattutto di spazi possibili di azioni.” E’ nell’astrazione del ricordo, nell’attimo in cui chiudiamo gli occhi che riusciamo a cogliere l’essenza della visione dell’immagine appena vista.
Duplice quindi l’obbiettivo della mostra: da una parte rendere la visione nella sua pura essenza, dall’altra restituire attualità al tema della guerra.
L’allestimento della mostra si snoda su tre piani: dalla visione di aerei che attraversano uno spazio non loro, tra le opere di Marino Marini, ai video testimoni di visioni urbane, a sagome di ombre di aeroplani, disegnate sulle vetrate della chiesa, che tracciano voli virtuali e improvvisi.
Le sagome degli aerei che impediscono la vista dell’esterno sono presenze inquietanti, una minaccia che però non impaurisce, ma ricorda il tema della guerra nella sua accezione di condizione generale.
La percezione visiva è dissociata da quella acustica: il rombo dell’aereo lo si può ascoltare solo nella cabina dell’ascensore del museo. Quindi nessun combattimento reale, ma la percezione di quella visone e di quel luogo avvolge lo spettatore.
Per aiutare il visitatore una serie di didascalie, più di 200, sono distribuite per tutto il museo:”ristoranti panoramici”, Scala di grigi”, “europass”…propongono luoghi e relazioni tra ciò che vediamo e come lo vediamo.
A conclusione della mostra scendiamo nella cripta che accoglie due visioni urbane particolari dell’artista.
Paesaggi urbani che ripropongono luoghi replicabili come aeroporti, centri commerciali, autostrade, il tutto reso con materiale di uso comune come appuntamatite, spilli, transistor. Oggetti, che acquistando valenze e funzioni diverse, mostrano l’ambiente prima come epifania e rivelazione e poi come abbagliamento.
Cristiana Margiacchi
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