I rapporti tra la fotografia e l’architettura si sono giocati, da un secolo e mezzo a questa parte, su più livelli. Un’interazione che ha determinato profonde e proficue influenze reciproche tali da veicolare nuovi e via via più dinamici significati in ognuna delle due arti.
Come recita l’introduzione del catalogo (Alinari), la mostra che si svolge a Palazzo Medici Riccardi «non intende proporsi come antologia di immagini fotografiche delle architetture tra Otto e Novecento, da chiunque riprese.
A Firenze la formazione professionale di architetti si realizza a partire dal 1784. Da quando cioè, Pietro Leopoldo trasforma l’Accademia del Disegno in un istituto pubblico diviso in tre sezioni: pittura, scultura e, per l’appunto, architettura. Nel 1930 viene invece creata una Regia Scuola Superiore di Architettura autonoma e di livello universitario che sostituisce il corso di Architettura presso l’Accademia di Belle Arti diventando sei anni dopo Facoltà universitaria.
Durante questi anni l’uso della fotografia da parte degli architetti si evolve, diventando un importantissimo momento di riflessione e di studio sulla strada della progettazione. La mostra di Palazzo Medici Riccardi approfondisce con perizia e rigore scientifico questo rapporto, documentando in che modo gli architetti si servano della fotografia ed in che modo, parallelamente, la fotografia ne condizioni lo stile, le riflessioni, le realizzazioni, gli interessi.
Sette le sezioni della mostra. Una per le singole possibili interazioni tra architettura e fotografia.
La prima propone immagini emblematiche di architetture fiorentine realizzate dai fratelli Alinari in persona.
Nella quinta si trovano fotografie relative ai lavori di restauro. Nella sesta fotografie volute e realizzate come documentazione e promozione della propria opera da parte di architetti fiorentini.
Nella settima le fotografie documento creativo.
Domenico Guarino
[exibart]
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