La Biblioteca Nazionale Centrale fiorentina è stata eletta a luogo deputato per accogliere una Mostra così irrepetibile, in quanto custodisce la maggior parte delle raccolte bibliografiche sull’arte degli scacchi, importanti da un punto di vista sia iconografico che storico sulle varie teorie scacchistiche occidentali.
I testi in mostra provengono quasi tutti dai Fondi antichi della Nazionale, corredati da alcuni volumi significativi prestati dalle principali biblioteche italiane.
Il gioco degli scacchi nacque in India intorno al 600 d. C. e fu conosciuto dagli Arabi attraverso la mediazione persiana e poi diffuso in tutto l’Occidente.
Dei ventuno testi esposti, tra manoscritti e incunaboli, particolarmente importante è il codice in pergamena Bonus Socius, del XIII secolo, una raccolta di 194 “partiti” di scacchi, che riporta non le partite giocate, ma i moderni “problemi” della teoria scacchistica, nei quali un giocatore dava scacco matto all’avversario secondo un numero ben preciso di mosse.
Altra raccolta è il Civis Bononiae le cui derivazioni sono esposte nella Miscellanea del XV secolo, contenente il Giuocho degli scacchi, con 46 partiti, prestata dalla Biblioteca Riccardiana di Firenze e ritenuto uno dei più antichi codici vergati in volgare.
Molti i trattati fra cui il De Ludo Scachorum scritto da Frà Jacopo da Cessole nel 1390, con disegni e fini miniature che raffigurano i protagonisti degli scacchi con le sembianze dei personaggi tratti dalla società dell’epoca.
In mostra anche il volume Repeticion de amores et Arte breve del Axedrez col CI juegos de Partido, scritto da Luis Ramirez De Lucena, stampato a Salamanca nel 1947, l’unico esemplare posseduto in Italia e considerato il più antico incunabolo dedicato agli scacchi a noi pervenuto.
Accanto alla sezione storico-bibliografica, sono esposte cinquanta serie di scacchi e scacchiere: tra le serie italiane da citare quella in avorio di scuola fiorentina del XIX secolo, che rappresenta, attraverso un avvenimento storico del 500, la lotta tra Europei e Mori.
Fra le più scenografiche quelle indiane, quasi tutte scolpite sul tema della lotta tra la John Company, la Compagnia inglese delle indie e i principi indiani: elefanti, cammelli, torri con vessilli, armi e tamburi, tutto in rosso e verde, i colori tipici degli scacchi secondo un’antica tradizione indiana.
Ad arricchire l’esposizione anche due scacchiere del futurista Depero in legno intarsiato.
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